Mettiamo che verso fine febbraio ti accaparri un’edizione speciale in vinile, bellissima, di Nostralgia, il nuovo album dei Coma_Cose. Dovrai aspettare un paio di mesi prima che ti arrivi, visto che l’album esce il 16 aprile. Nel frattempo però puoi tifare il duo nel Sanremo più indie di sempre; non lo vincono, si piazzano piuttosto in basso, ma passano la prova dignitosamente e Fiamme negli occhi, a dispetto della classifica della kermesse, diventa uno di quei brani che restano in circolo, uno di quei brani che insomma non sono di Francesco Renga.

Il corriere suona il campanello e il disco arriva in tempo. Pochi solchi, ma questo già lo sai: la tracklist di Nostralgia è fatta di sette tracce e ognuna di esse è stata abbondantemente illustrata dai Coma_Cose sul loro profilo Instagram, oltre a un ricco giro di interviste, di comunicati e a un corto, intitolato ALTAMENTE INFIAMMABILE, che hanno tutti insieme spianato la strada del loro secondo album in studio.
Sei impaziente di ascoltarlo. Come il giovine Harry Potter sotto il cappello parlante, implori a occhi chiusi “no giuochi di parole, no giuochi di parole”, perché tuttavia il titolo e il testo di Fiamme negli occhi ti hanno messo nella condizione di credere che potrà essere sia un album pieno sia privo di quei giuochi di parole che ti imbarazzarono molto in Hype Aura.

Primo sospiro di sollievo: i Coma_Cose non vogliono più essere i campioni indiscussi di bisticci e calembour. Mille tempeste, pezzo d’apertura, è una gradevole dichiarazione d’intenti: presente e passato, “la città e la provincia”, uno squarcio di ricordi, uno sguardo verso “la mia adolescenza ancora alle calcagna”; insomma, tutto quello che era stato preannunciato per questo album avvolto nelle fiamme della nostalgia. Atmosfera dreamy, arrangiamenti non banali, testi che però, forse, vogliono essere troppo simbolici e potrebbero quindi rischiare di girare a vuoto. Parte La canzone dei Lupi, e a questo punto la priorità diventa un’altra.

Tu questa canzone l’hai già sentita. Sì, La canzone dei Lupi l’hai già sentita. “I riferimenti nelle sonorità sono indie pop e dream pop americani e inglesi dei primi anni 2000″ avevano detto a Rolling Stone; ok, alzi un attimo il braccio del giradischi e su Spotify cerchi i Beach House. Alle prime parole di Space Song ti si crea un cortocircuito italiano/inglese, l’illusione di quando ascolti la canzone iraniana italianizzata, quella di Ascanio e l’otto gennaio. La canzone dei Lupi è, infatti, certamente una bella canzone: ci mancherebbe, ha la struttura delle strofe uguale a Space Song, identica melodia, suoni molto simili. Senza dubbio un tributo, ma solo se si considera sottilissimo il filo che separa tributo e plagio.

L’album dura 22 minuti e, per quanto questa caratteristica sia stata giustificata con concetti legati alla sensibilità artistica del duo, ciò che risulta più realistico è invece, semplicemente, la scarsità di idee; se c’era un’urgenza dietro a Nostralgia, ci viene da pensare che era tutta volta a capitalizzare l’investimento di Sanremo. Perché gli spunti continuano a essere davvero pochi. Una canzone sanremese; una quasi cover; un outro che è letteralmente un messaggio vocale. E ancora: c’è la soluzione facile della metafora col verbo essere in Discoteche abbandonate, che come con la frittura, va bene con tutto (“Siamo discoteche abbandonate”: dopo il “siamo” mettete quello che volete e sulla base dei Mamakass tutto sarà comunque trasognante e profondo); c’è quello che accade a Fedez quando gli prende la fissa coi Blink, in Novantasei, e quindi dal nulla chitarre underground, distorsioni nel ritornello e risultato eccessivamente adolescenziale.

I Coma_Cose migliori escono fuori in Zombie al Carrefour, in cui riprendono quello che, purtroppo, hanno abbandonato: un’attitudine urbana che sa dipingere quadri nitidi di un’altra Milano. La Milano, insomma, di Inverno ticinese, il loro ep d’esordio. Anche l’abbandono definitivo del fraseggio hip-hop non è una scelta vincente: i Coma_Cose in Nostralgia propongono un cantato melodico ed elaborato, soluzione che le loro voci non riescono a sorreggere. Alcuni passaggi di Fausto sono ai limiti dell’ascoltabile, mentre California ricorda la Caterina di Aeroplano degli 883 – dettaglio che apprezzeranno coloro che reputano che Max Pezzali debba essere inserito nei libri di letteratura.

E poi?

E poi basta: l’album finisce qui. Sei canzoni, escludendo l’outro. Una scelta ponderata, dicono; una scelta forzata, sembra. Forzata dal fatto che un disco doveva essere chiuso, seppure l’ispirazione fosse proprio poca poca. Attorno a Nostralgia è stato ricamato tanto, si è parlato della concettualità dell’album e del suo alto contenuto simbolico; effettivamente un progetto, di suono (belli gli arrangiamenti dei Mamakass in produzione) e di simboli, c’era, si avverte; ma, per come alla fine è stato presentato, questo secondo album dei Coma_Cose resta solo un buon proposito che non si è realizzato se non in una fase embrionale, quella buona per il pop radiofonico e poco altro.

Tracce consigliate: La canzone dei Lupi (anche se dopo non sentirete più Space Song come prima)