I cinque anni che separano l’amatissimo Currents da The Slow Rush hanno segnato l’inconscio musicale e personale di Kevin Parker, il genio che sta dietro a tutto ciò che conosciamo con il nome di Tame Impala.
In ordine cronologico Rihanna ha inserito una cover di New Person, Same Old Mistakes nel suo ultimo album, Lady Gaga (con Mark Ronson), Kali Uchis, Travis Scott e Kanye West lo hanno messo in cabina di regia in alcuni dei loro brani e per chiudere in bellezza Kevin si è felicemente sposato con Sophie Lawrance, giusto un paio di mesi prima di suonare al Coachella come headliner.

Introduzione wikipediana e forse noiosa, ma fondamentale per capire appieno l’evoluzione della musica e dei messaggi del progetto Tame Impala in questo album molto più pop, molto più commerciale e molto più maturo nei testi. Kevin smembra l’infinito argomento del tempo e lo riassembla nel modo giusto, al momento giusto con il ritmo e le parole giuste.

Il tempo: ieri, oggi e domani

The Slow Rush è racchiuso infatti fra i brani One More Year e One More Hour e, leggendo la tracklist, non passano più di 5 minuti senza trovare una parola riguardo il tempo (Instant, Destiny, Post, Tomorrow, Yesterday, Time). Parker analizza come le persone al giorno d’oggi si relazionano al passato e al futuro.

Il passato

Lost In Yesterday è un invito a lasciarci alle spalle ciò che è stato perché questo non tornerà e non potrà essere cambiato. Non c’è alcun bisogno di farci sopraffare dalla nostalgia, diventata oramai una droga per troppe persone: i rimpianti che avremo domani sono solo l’insieme delle azioni che compiamo oggi (Tomorrow’s Dust).

Il futuro

Is It True racconta invece di come le persone siano troppo preoccupate per il loro futuro incerto, non riuscendo a godersi il momento, specialmente nelle relazioni sentimentali (She just said, “Is it true? Is it true? Tell me now”. It’s a promise I can’t make and I won’t validate). Troppe paranoie inutili, anche perché la risposta sincera in questi casi è solo una: “Non lo so, vedremo“, ma abbiamo paura a confessarlo.

Il presente

On track, dal suo canto, è più concentrata sul presente e su come bisogna essere ottimisti, rimanendo sui binari nonostante ci siano incidenti di percorso e imprevisti dietro l’angolo: credete nei vostri sogni e provate a raggiungerli sempre, anche se sarà durissima.

Kevin ha affermato di amare la musica quando questa aiuta a credere in se stessi: in questo disco anche lui ha provato a farlo ed è contento del risultato. Discorsi forse un po’ da giocoliere hippie al semaforo, ma al giorno d’oggi è giusto sottolinearli e discuterne con gli altri.

L’infinito

Nel miglior brano del disco, Posthumous Forgiveness, Kevin si apre come in una seduta psicoanalitica raccontando il rapporto col padre defunto. Nella prima parte ci sono le accuse, piene di rabbia e delusione, di non essersi scusato quando era ancora in vita per i mali compiuti; nella seconda parte, tramite melodie più serene, Parker – sconfitti i suoi demoni – ritrova la pace con il padre, ammettendo di pensare sempre a lui e sognando di poterlo avere al suo fianco per cantargli le sue canzoni e renderlo orgoglioso.

La musica

Così come all’uscita di Innerspeaker e Lonerism si faceva fatica a capire se i Tame Impala fossero una band arrivata direttamente dagli anni ’70 o se la loro musica fosse davvero sincera e innovativa, al primo ascolto di The Slow Rush (ma anche nei successivi) il primo dubbio che ti viene è capire se le canzoni derivino da qualche sample disco anni ’70 e se in produzione ci sia il Thomas Bangalter o il Pharrell di turno. Ma invece anche questa volta è tutta farina del sacco di Kevin Parker.

Le percussioni prendono il sopravvento per tutto il disco (la Borderline che sentite qua ha infatti un mixaggio diverso rispetto a quella uscita qualche mese, volto a pompare basso e batteria) e dettano i nuovi ritmi dei Tame Impala: non si viaggia più nello spazio come prima, ma si danza tanto, con i piedi ben piantati a terra. Glimmer sembra uscita da una compilation french-touch di fine anni ’90, Is It True riprende il funk degli Earth Wind & Fire, Breathe Deeper è il brano che Mariah Carey e Janet Jackson non sono mai riuscite a scrivere, On Track è Breakfast In America dei Supertramp racchiuso in 5 minuti.

Il periodo neo-psychedelic-rock è finito e con loro se ne sono andati i lunghi assoli di chitarra per essere rimpiazzati dalla voce usata come strumento musicale (la prima metà di One More Year) – proprio come gli ha insegnato papà Kanye durante la loro collaborazione.

Sulle produzioni, Kevin ha probabilmente dato il meglio di sé in The Slow Rush attraverso vere e proprie composizioni ricche di sfumature e dettagli in ogni singolo brano(il flauto in Borderline, i djembe in Posthumous Forgiveness, gli arpeggi glitterati in Breathe Deeper).
Stonano un po’, nel complesso, la ripetitività di Instant Destiny e la lunghezza di One More Hour, ma per il resto siamo davanti al quarto lavoro di altissima qualità di un uomo che sta cambiando l’intera mondo musicale, facendo re-incontrare dopo anni il pianeta rock delle chitarre con quello rap dei sample.

Tracce consigliate: Posthumous ForgivenessBreathe DeeperOne More YearLost In Yesterday