Nel loro viaggio da Londra a Berlino i Breton sembrano non aver dimenticato a casa niente. La band londinese è piena di risorse, tanto da essere definita un “collettivo multimediale” per la loro capacità di esprimersi in più ambiti: oltre all’ottimo album di esordio Other People’s Problems, i Breton si sono dati da fare sia per quanto riguarda remix di artisti quali Alt-J Local Natives, sia nella produzione di videoclip musicali. Dicevamo, il trasferimento a Berlino: dopo l’esperienza del cantiere culturale Bretonlabsil gruppo si è spostato nella capitale teutonica per la produzione di War Room Stories lasciandosi influenzare dalle atmosfere del luogo, senza perdere però le radici indie-rock proprie della terra natia.
I Breton sono un gruppo strano, nell’accezione meno negativa del termine. Strano perché il loro genere non è semplice da definire, e perché ogni canzone sembra essere concepita come isolata dal contesto. Ciò nonostante, War Room Stories si presenta con dieci tracce che scorrono bene anche alla luce di questa eterogeneità.

Il singolo rilasciato a novembre si chiama Envy e veste anche i panni di opening-track. Envy è una canzone che fa ballare, una di quelle canzoni talmente trascinanti che anche senza volerlo ti fanno muovere il piede a tempo. Ma l’euforia dura poco, perché appena 4 minuti dopo troviamo S Four che, coi suoi ritmi sincopati, gli archi, gli echi e i delay, ci porta da un estremo all’altro, dall’euforia all’inquietudine; dalle atmosfere londinesi ai gelidi inverni tedeschi. Sulla stessa frequenza di S4 è Got Well Soon in cui l’influenza berlinese si sente, eccome: suoni duri e synth ansiogeno.
La punta più alta dell’album viene raggiunta esattamente a metà, con Closed Category, in cui ritornano protagonisti piano e chitarra dando vita ad una canzone emozionante in cui anche le voci black che dialogano in sottofondo sembrano essere ricamate alla perfezione nel crescendo che accompagna il finale. Finale che sfocia naturalmente in National Grid che sembra un misto tra il mai dimenticato SBTRKT ed una classica canzone indie-rock della seconda metà degli anni ’00. Merita infine menzione anche la #9, Brothers col piano che torna a fare la parte del protagonista, in pura scuola James Blake.

Tutto sommato War Room Stories non è un album brutto, tutt’altro, e i Breton confermano di essere una band interessantissima, attenta a captare le novità di una scena in continuo cambiamento e pronta anche ad innovare. Resta però l’amaro in bocca forse, per non aver sfornato un disco indimenticabile, nonostante le premesse. È l’eccesso di mix di generi, l’indecisione nella predominanza di uno sugli altri a non convincere totalmente. Intanto però accontentiamoci, che in tempi di magra qualcuno ha ancora voglia di sperimentare.

Tracce consigliate: Closed Category