A un anno di distanza dal pluripremiato Beauty Behind The Madness, Abel Tesfaye a.k.a. The Weeknd torna con Starboy, quarto album che ha il non facile compito di bissare l’enorme successo mondiale del precedente Beauty Behind The Madness.

Fin dal titolo il ventiseienne canadese mette subito le cose in chiaro e, infatti, la title-track prodotta dai Daft Punk (il cui contributo è davvero minimale) è un inno autocelebrativo con picchi di tracotanza assoluti che lasciano poco spazio a fraintendimenti

I’m tryna put you in the worst mood/P1 cleaner than your church shoes/Milli point two just to hurt you/All red Lamb’ just to tease you/None of these toys on lease too/Made your whole year in a week too.

Il ragazzo ha svoltato e che piaccia o no ci sbatte in faccia tutta la sua ricchezza

House so empty, need a centerpiece/20 racks a table cut from ebony/Cut that ivory into skinny pieces/Then she clean it with her face man I love my baby.

L’ostentazione è uno dei temi principali del disco, quasi quanto la droga nei precedenti, e se è vero che Abel ha scoperto la sobrietà (è “pulito“, per sua stessa ammissione) possiamo dire che non lo si nota di certo dal punto di vista dei contenuti, non più drug-oriented come una volta ma pur sempre espliciti e privi di ogni forma di pudore.

In Party Monster siamo catapultati all’interno di un club dove un tempo il nostro eroe si sarebbe drogato fin sopra le orecchie, mentre oggi è impegnato a far sapere alla ragazza che si arricchisce al palo che lui l’ha notata

And I’ve seen her get richer in the pole/I’ve seen her, I  knew she had to know/I’ve seen her take down that tequila/Down by the liter, I knew I had to meet her

accompagnato nel racconto da un sound sinistro e perverso ci fa capire che la sobrietà quando si tratta di femmine può anche andare a farsi benedire

I’ve been poppin’, just took three in a row/I’m down to do it again, I’m on a roll

ringraziando alla fine Nostro Signore

I’m like got up, thank the Lord for the day/Woke up by a girl, I don’t even know her name.

False Alarm, il secondo singolo, è un esperimento poco riuscito di un cambio di direzione che sembra più fine a se stesso che sensato all’interno del disco, forse il suo peggior pezzo di sempre, che vede nel finale l’inserimento di un campione tratto da Y’shebellu della cantante etiope Aster Aweke, canzone in cui punta il dito contro una ragazza consumata dall’amore per le cose materiali che si è essenzialmente rovinata schiacciata dal peso del proprio stile di vita (ah, l’ironia!). In Reminder il produttore Mano torna a brillare (con il contributo di Doc McKinney e Circkut) dopo la felice collaborazione (e i milioni di copie vendute) in The Hills, fornendo un beat dal sound etereo sopra il quale The Weeknd risponde alle critiche piovutegli addosso in seguito al successo di BBTM e ad alcuni paradossi relativi ad esso – “I just won a new award for a kids show/Talking ‘bout a face numbing off a bag of blow/I’m like goddamn bitch I am not a Teen Choice/Goddamn, bitch, I am not a bleach boy – sempre attento a non nascondere una buona dose di spavalderia e arroganza

It just seem like niggas tryna sound like all my old shit/Everybody knows it, all these niggas know me/Platinum off a mixtape, sipping on that codeine/Pour it in my trophies, roll until my nose bleed

unita alla solita eleganza che lo contraddistingue

When I travel ‘round the globe, make a couple mil a show/And I come back to my city, I fuck every girl I know.

Rockin’ sulla carta ha tutte le premesse per essere una bomba pronta a esplodere: The Weeknd e Max Martin infatti tornano a lavorare insieme dopo i successi (sotto ogni punto di vista) di In The Night e I Can’t Feel My Face, ma il risultato è abbastanza deludente (considerati i precedenti) e ne viene fuori un anonimo pezzo “pop/dance” che non potrà in alcun modo replicare i successi delle loro più grandi hit. Questo ennesimo passo falso fortunatamente è seguito da due tra i brani migliori del disco, Secrets e True Colors. Il primo contiene il campionamento di due classici della new wave (Pale Shelter dei Tears for Fears e Talking in Your Sleep dei The Romantics) e parla di come lui sa che lei ha dei segreti che non vuole rivelare, il tutto accompagnato da una elegante produzione che omaggia degnamente gli anni 80′; il secondo vede invece spiccare tra i produttori il norvegese Cashmere Cat (che ritroveremo piu avanti) e Benny Blanco e tratta più o meno lo stesso tema

Tell me the truth/Baby girl, who else been with you/It’s gon’ come to my attention either way, yeah/And I understand/Baby girl, we all had a past/I’d much rather hear the truth come straight from you.

Tralasciamo Stargirl Interlude che vede protagonista Lana Del Rey in un interludio – appunto – inutile, per occuparci della successiva Sidewalks con il featuring di Kendrick Lamar, pezzo che è un pò il riassunto della sua vita, cantato in auto-tune forse per rendere il racconto ancora più agrodolce

I ran out of tears when I was 18/So nobody made me but the main streets/’Cause too many people think they made me/Well, if they really made me then replace me/Homeless to Forbes List, these niggas bring no stress/I feel like Moses, I feel like I’m chosen.

La partecipazione del rapper di Compton contribuisce a rendere un pò più gritty la vita da marciapiede che viene raccontata, pur non aggiungendo niente di particolare ad un brano che sarebbe stato comunque degno di nota anche grazie all’ottima produzione stile g funk/west coast anni 90′.

La fama e il successo ottenuto devono avergli complicato non poco i rapporti interpersonali con l’altro sesso, dal momento che sembra aver conosciuto solo donne false, piene di segreti o alla ricerca di soldi, come viene descritta la protagonista di Six Feet Under

Ask around about her/She don’t get emotional/Kill off all her feelings/That’s why she ain’t approachable/She know her pussy got a fanbase/A couple niggas with a suitcase/Suit and tie niggas who play roleplay/When it comes to money she play no games

 brano che vede la partecipazione di Future e il suo fidato produttore Metro Boomin con un ritornello che lascia poco spazio a interpretazioni

Six feet under she gon’ get that fucking paper.

In Love To Lay troviamo di nuovo Max Martin e, purtroppo, le cose non migliorano dal punto di vista della produzione, visto che anche questa possiamo considerarla un’altra cafonata bella e buona, che però ha dalla sua il pregio di non rovinare comunque un brano dai contenuti non particolarmente impegnati: Abel ha incontrato una ragazza che vuole solo divertirsi e invece di rallegrarsene rimane abbacchiato

Cause she loves to lay/I learned the hard way/She loves to lay, I’m all to blame/I learned the hard way

poi ironicamente le parti si invertono in A Lonely Night dove su una produzione à la Disclosure (ma firmata ancora da Martin) racconta della storia con un’altra di cui lui però non vuole avere niente a che fare

Why would you wanna bring somethin’ between us/There’s nothin’ between us/Why would you wanna use a life to keep us/To keep us together

chiudendo gli occhi sembra di ascoltare il MJ dei tempi migliori in chiave moderna. Dopo l’alternarsi di accompagnamenti sonori – non tutti propriamente azzeccati – da parte del producer svedese, troviamo di nuovo Cashmere Cat che vince l’ipotetica battle tutta scandinava con il suo notevole contributo in Attention, uno dei brani migliori dell’album (qui il talento norvegese oltre al beat arricchisce il brano anche con la propria voce, seppur distorta). Un rapporto amoroso compromesso dalle richieste e le incomprensioni della compagna, che a sua detta cerca solo attenzione quando lui non c’è, portando la relazione a un punto morto in cui il nostro campione di galateo non tarda a semplificare così la storia:

What do you expect now? Only thing left is the sex now…Cause baby, too vexed now/Only see me on the TV or the bed now/When it touched my mouth/You were more than a fuck.

Se sei uno Starboy, però, fai presto a dimenticare l’amore, soprattutto se hai una considerazione di te pari a quella di Gesù Cristo e sei circondato di ragazze che sanno chi sei. Questo ci viene sbattuto in faccia in Ordinary Life, con una poetica senza precedenti:

Heaven in her mouth, got a hell of a tongue/I can feel her teeth when I drive on a bump/Fingers letting go of the wheel when I cum/Whe-wheel when I cum, whe-wheel when I cum.

La spregiudicata che gli pratica allegramente la fellatio è probabilmente ignara delle proprie capacità e mai si immaginerebbe di arrecare talmente tanto gaudio al ricevente da farlo morire come uno dei migliori artisti marziali di tutti i tempi, causando addirittura epiloghi cinematografici a quello che sarebbe dovuto solo essere un momento di svago. Insomma, poesia pura.

Nothing Without You prodotta da Diplo è il ritorno all’umanità

Don’t stop your lovin’, walk out on me/Don’t stop for nothin’, you’re what I bleed/I learned to love you, the way you need

e, nonostante veda in cabina di regia il capo dei tamarri, ha comunque una certa eleganza (sempre considerando gli standard di uno come Diplo).
Ci avviamo verso la conclusione  e All I Know, terza produzione firmata Cashmere Cat, è onestamente una sassata nelle palle, principalmente per la lunghezza e la partecipazione abbastanza inutile di Future. Die For You, penultima traccia del disco e ultima perfettamente realizzata  da Cashmere Cat, è un midtempo sullo stile del migliore R&B anni 90′, in cui si lascia andare alla sofferenza per la perdita della propria ragazza (che arrivati a questo punto, è decisamente complicato capire chi sia). La seconda collaborazione con i Daft Punk, I Feel It Coming, chiude il disco come meglio non si poteva sperare: negli ultimi 4 minuti e mezzo c’è l’inconfondibile marchio di fabbrica del duo francese (sottoforma di vocoder nel finale) su una base che più smooth non si può, con il cantante canadese che anche se può sembrare un’ovvietà quì ricorda Michael Jackson più che in qualsiasi altra canzone della sua intera discografia (assieme a A Lonely Night).

La prima considerazione che possiamo fare è che sicuramente Starboy non è migliore del precedente Beauty Behind The Madness, per certi aspetti musicalmente più ricco e con una profondità (sempre musicale, perchè dal punto di vista dei contenuti poco cambia) che in questo nuovo lavoro manca, ma non ci sentiamo di dire nemmeno che si tratti di un disco peggiore, e questo di per sé è già un successo. Semplicemente, è un lavoro diverso che non può essere analizzato e giudicato non tenendo conto delle enormi aspettative che c’erano al suo seguito. Ci sono sì pezzi che strizzano l’occhio alla dance, ma non si può considerare un album electro dance (come è stato detto da chi probabilmente l’ha ascoltato in maniera frettolosa): è più un R&B futuristico con richiami a quello del passato con qualche tamarrata radio friendly, in linea con il personaggio e le sue ambizioni.

Il ragazzo che rubava le Jordan da rivendere per comprare droga alle ragazze (“Me and Lamar would rob a nigga for his Jordans/And flip it just to get these hoes another nose fix) dal punto di vista dei contenuti non è cambiato molto negli ultimi anni (basti pensare che una delle sue più grandi hit parla di non sentirsi più la faccia a causa del consumo smodato di droga) e nemmeno in questo disco, ma non ci si può aspettare qualcosa di anche solo vagamente simile ai suoi primi lavori, perchè non bisogna dimenticarsi che è passato dall’essere un senzatetto ad una popstar di successo mondiale nel giro di qualche anno.

Complessivamente, Starboy è un lavoro più che soddisfacente, dove The Weeknd ha un totale controllo delle proprie capacità vocali che non sfociano mai in virtuosismi fini a se stessi, ma rimangono equilibrate e ben dosate lungo l’arco di tutto il disco; i brani meno riusciti sono frutto di produzioni non proprio azzeccate più che di sue performance scadenti. Sarebbe stato un disco forse più a fuoco se non ci avessero lavorato 22 produttori diversi, per questo in futuro ci auspichiamo che possa restringere il numero di collaboratori in modo da trovare la quadratura del cerchio e poter presentare un lavoro più coeso. Per tutto il resto attendiamo con curiosità di vedere quale strada intraprenderà, abbastanza sicuri che non rimarremo delusi neanche la prossima volta.

Tracce consigliate: Starboy, Reminder

The Weeknd – Starboy

15 €