Le dinamiche competitive del mercato della musica in streaming stanno cambiando.

Da quando si è assodato che l’ormai inarrestabile fenomeno della pirateria è cresciuto esponenzialmente – e di pari passo – con la diffusione crescente nel corso degli anni di internet, le case discografiche hanno detto addio al formato solido e si sono lasciate andare tra le forti e rassicuranti braccia dei colossi della musica in formato digitale. Non è un caso infatti che con il passare del tempo questo appetitoso mercato si faccia progressivamente più rovente, e mantenere la leadership cominci ad essere una questione di sapersi innovare e saper differenziare il servizio.

Ed è proprio questa la via imboccata da Spotify che a breve, secondo il New York Times, chiuderà un accordo con la società di ride-sharing per permettere la riproduzione delle proprie playlist durante la corsa.

L’app di Uber sarà infatti rivisitata con l’aggiunta di un’interfaccia di collegamento a Spotify che visualizzerà le informazioni della canzone con i tipici comandi e la flotta di auto sarà appositamente modificata per permettere la connessione dello smartphone del cliente con il sistema audio.

uber-spotify

uber-spotify2

Una trovata davvero interessante che gioverà sicuramente ad entrambe le società: Spotify allargherà ulteriormente il suo già folto bacino d’utenza tenendo a distanza i competitors e Uber renderà più godibile l’esperienza a bordo. Due piccioni con una fava.

E poi, ora che potrete finalmente sparare Gigi D’Alessio a palla nelle domeniche d’agosto con la neve che cadrà mentre vi farete accompagnare a fare la manicura e vi sentirete troppo trasgry, non potrete più fare a meno del vostro “everyone’s private driver”.