In un mondo giusto, quella di Jai Paul sarebbe una storia a lieto fine. Nel 2007, un ventenne londinese di origine indiana pubblica sul proprio account Myspace BTSTU, una demo prodotta in poche ore e apparentemente destinata a passare inosservata. Il fato vuole che solo nel 2010 BTSTU inizi a catalizzare l’attenzione del web: d’un tratto, la blogosfera parla con slanciato entusiasmo della traccia destinata a rappresentare il sound e lo smisurato talento del produttore inglese; ciò finisce inevitabilmente per cattura l’attenzione dei discografici e, quello stesso anno, Jai Paul firma un accordo con l’etichetta indipendente XL Recordings.

La firma sembra destinata a costituire la prima tessera del domino che, cadendo, mette in moto l’inarrestabile serie di eventi che porterà Jai Paul sull’Olimpo del panorama musicale. Effettivamente, la carriera di Jai Paul sembra saldamente indirizzata verso un futuro brillante: alcuni sample di BTSTU vengono utilizzati da Drake e Beyoncé, nel 2012 pubblica Jasmine, una nuova demo che fa ulteriormente crescere l’interesse nei confronti del produttore e, a fine anno, XL Recordings distribuisce i propri auguri di Natale nella forma di un biglietto di auguri che riproduce un’inedita traccia di Jai Paul, Str8 outta Mumbai, innalzandolo a stendardo dell’etichetta discografica.

Per certi versi, quella di Jai Paul ricorda la più recente storia di Liberato: entrambi emergono dal nulla con un sound fresco ed estremamente caratterizzante, di entrambi si sa pochissimo e ogni loro minima attività produce uno tsunami di interesse mediatico. Jai Paul non ha però firmato una collaborazione con Converse, non è andato in tour, non ha pubblicato un album e non ha aperto dei pop-up store per vendere merchandising.

Per dipingerla con toni accesi, Jai Paul l’ha presa nel culo. 

Il 14 aprile 2013, infatti, un utente anonimo mette in vendita su Bandcamp 16 tracce prive di titolo: si tratterebbe dell’album di Jai Paul. La notizia fa rapidamente il giro di forum, blog e webzine. Poche ore dopo, le tracce non risultano più in vendita. Si iniziano a diffondere teorie relative a quanto accaduto: è un diabolico piano con cui l’artista e l’etichetta discografica hanno pensato di far cassa sfruttando l’improvviso hype; è stato Jai Paul che ha voluto fare del profitto tagliando fuori XL; è stato qualcuno che fortuitamente o volontariamente è entrato in possesso di alcune tracce di Jai Paul. Jai Paul e la XL Recordings si dichiarano estranei al fatto. 

Così come è entrato nelle nostre vite, Jai Paul scompare improvvisamente e misteriosamente lasciandoci due demo e una serie di mp3 di cui non si sa nulla se non che si tratta di materiale di grande spessore, seppur in alcuni casi in uno stadio piuttosto grezzo. Se finisse così, la storia avrebbe un retrogusto marcatamente amaro. Fortunatamente, la saga non si conclude così. 

Nel 2016, Jai Paul torna nuovamente sulla scena annunciando la fondazione del Paul Institute, un’etichetta discografica e un’incubatrice di artisti emergenti gestita assieme al fratello A.K. e all’amico Muz Azar. Tramite l’Institute, A.K. pubblica il proprio primo singolo, Landcruisin. In seguito, il Paul Institute pubblica i lavori di altri quattro musicisti: HIRA, REINENFabiana Palladino e Ruthven. Ancora nessuna traccia di Jai, però.

6 anni dopo il leak, quando la speranza di ascoltare nuove tracce di Jai Paul è ormai svanita, accade l’impensabile: il primo giugno 2019 Jai Paul pubblica un doppio b-side contenente due nuove tracce: Do You Love Her Now e He, entrambe scritte durante gli anni del suo debutto. Oltre agli inediti, Jai pubblica ufficialmente le demo del 2013, con delle lievi modifiche dovute a questioni di copyright, in una sorta di album-non-album chiamato Leak 04-13 (Bait Ones), accompagnato da un documento in cui racconta quanto successo in seguito al leak: non è chiaro come qualcuno possa aver avuto accesso alle sue tracce, ma il leak è risultato in un duro colpo psicologico che lo ha portato a non fidarsi di nessuno e a non riuscire a lavorare alla propria musica. La terapia e la creazione del Paul Institute hanno rappresentato la svolta positiva che, col tempo, gli ha consentito di riprendere in mano il proprio progetto personale e pubblicare i due inediti.

Quella di Jai Paul poteva essere la bellissima storia di un giovane produttore emerso in un contesto capace di far fiorire pienamente il suo talento. La storia a cui abbiamo assistito è molto più complessa e molto meno felice: Jai Paul si è assentato proprio durante gli anni che maggiormente avrebbero permesso al suo stile di affermarsi. Durante la sua assenza il genere musicale che per alcuni versi ha contribuito a creare è emerso, maturato e ha lasciato spazio ad altre sonorità. Jai Paul è uno sportivo che si è infortunato e che è tornato in campo dopo molti anni: il suo talento può essere rimasto immutato, ma nel frattempo il modo di giocare è totalmente cambiato.

C’è ancora spazio per Jai Paul nel panorama musicale contemporaneo?