Togli due testi, il resto…

Con queste parole, espresse con una decisa sicumera, Michela Murgia ha liquidato l’intera discografia di uno degli autori più apprezzati della musica italiana, Franco Battiato.

Premessa:

Murgia porta avanti sul proprio canale Youtube Buon Vicinato, una sorta di mini-talk show a due (assieme a Chiara Valerio), in cui le due affrontano i temi più disparati. Tema di questa puntata era, appunto, la musica.
Dopo una decina di minuti accademici su Mozart e la musica classica, apparsi ad onor del vero piuttosto polverosi, sia nelle forme sia nella sostanza, ecco arrivare gli affondi su Franco Battiato.
La didascalia del video in effetti lasciava già presagire il tono e i contenuti del video:

C’è un misterioso equivoco in forza del quale Franco Battiato gode di un’aura da intellettuale che non ha alcun appoggio sui suoi testi. Non sappiamo se sia la suggestione indotta dall’uso di parole difficili e geografie esotiche o la fascinazione del misticismo orientale evocato (ma mai dispiegato) nei testi di Fleur Jaeggy. Ci resta però un dubbio: e se il vero gesto intellettuale di Battiato fosse semplicemente l’elettronica?

Una tesi sicuramente audace. Murgia ha anche criticato, per la poca pregnanza, un brano come Cucurrucucú, strenuamente difeso, con buone obiezioni, da Chiara Valerio.

Inutile dirlo: le dichiarazioni della scrittrice hanno suscitato polemiche infinite e numerose “accuse”.

“È in cerca di visibilità”, “parla di cose che non conosce”, “studia”, “ignorante”, “chi sei tu per giudicare il maestro” sono solo alcuni delle frasi che si possono leggere sul web in queste ore.

Murgia ha espresso una tesi, per usare un eufemismo morbidissimo, sicuramente quantomeno controversa (e viva il suo diritto di poterlo e doverlo fare, contro tutti gli attacchi alla sua possibilità di esprimersi su Battiato).

Una tesi drastica, netta, espressa forse non con tutta con l’umiltà di questo mondo e con quel pizzico di spocchia che nulla tolgono e nulla aggiungono alla questione in sé; sicuramente, non l’ha espressa col tatto e la premura che andrebbero adoperati nell’approcciarsi all’opera (e magari anche in uno studio più approfondito) di un autore come quello in questione.

Un maestro, il Maestro Battiato.