Un uomo canta una canzone tra questo mondo e l’altro. Fuoco cammina con me.

Siamo in tanti e stiamo contando i giorni rimanenti al ritorno in onda di Twin Peaks. L’euforia dell’annuncio si sta mischiando con una  trepidante attesa creando un cocktail d’emozioni esplosivo. I modi per arrivare lucidi al 21 maggio sono tanti, tra rewatch solitari, maratone organizzate e ripasso degli incubi targati David Lynch. Qui su Deer Waves abbiamo deciso di aspettare il ritorno a casa Palmer gettando uno sguardo sul rapporto tra Lynch e la Musica. Un’unione riguardante l’Arte in generale nelle più svariate forme. Un irresistibile, unico e oscuro viaggio senza confine che solo la mente del regista del Montana poteva regalarci.

Iniziamo il viaggio.

La Fabbrica dell’Orrore: le colonne sonore

David Keith Lynch nasce il 20 gennaio del 1946 in Missoula, Montana, USA. Una vita in periferia, un amore smisurato per l’arte. Frequenta l’Istituto d’Arte prima a Washington poi a Philadelphia. Lynch è un’artista senza confini e limiti. Pittura, fotografia, cinema e musica miscelate in un oscuro magma creativo dominato dal binomio immagine-suono. Una landa sconfinata in cui è possibile ammirare quanto sia saldo e profondo l’amore di Lynch per la musica e l’attenzione e la cura con cui la concepisce come una componente imprescindibile della composizione filmica. Già nei primi cortometraggi Lynch plasma una creatura unica in cui video o sonoro sono le due facce della stessa terrificante realtà. L’opprimente sirena di Six Men Getting Six, la prima moglie Peggy Lentz logorata da lettere “nemiche” e dal pianto di una bambina (la primogenita e futura regista Jennifer) in The Alphabet, i terrificanti ruggiti dei genitori contro il piccolo protagonista di The Grandmother in cui Lynch lavora per la prima volta con Alan Splet: i primi corti di Lynch sono delle vere e proprie dichiarazioni di intenti e troveranno massimo compimento in Eraserhead.

L’esordio datato 1977 (ma il nostro lo aveva iniziato molto prima, riuscendo a finirlo dopo anni di stenti) è uno dei cult più amati della storia del cinema su cui ancora oggi ci scervelliamo: anzi, se avete  scoperto come ha creato quel feto battete un colpo! L’opera incuba i primi concetti cardine della filmografia lynchiana – la deformità, il contesto periferico, il mondo onirico –  e conduce all’estremo – accompagnato sempre da Alan Splet – il lavoro immagine-suono iniziato nei cortometraggi, generando sequenze devastanti. Clangori e sussurri cosmici, ronzii lugubri di fabbriche abbandonate (recentemente ristampate in un imperdibile vinile) sostengono concetti già presentati in The Grandmother: il semino piantato da Henry nel pentolino nel cassetto è lo sviluppo di quello piantato dal bambino e la sinistra oppressione delle scene familiari – soprattutto a tavola – richiamano ancora quest’ultimo corto; mentre il pianto che ascoltavamo in The Alphabet ora è l’atroce e costante lamento del feto-mostro. È interessante vedere come i protagonisti parlino poco, spesso in maniera criptica: la funzione esplicativa-rivelatrice è concentrata nella scena musicale. La performance di “In Heaven” di Lady In The Radiator, soprattutto quando schiaccia gli spermatozoi che cadono dall’alto, è stata spesso interpretata come l’oppressione e l’angoscia con cui il giovane Lynch abbia affrontato la paternità a soli 22 anni. Ma non disperate:

In Heaven

Everything is fine.

Saltiamo al 1984. Dune come sappiamo non avrà esiti felici ma nella colonna sonora appaiono i nomi di TOTO e niente meno che la coppia Eno-Lanois. Ma volete sapere dove il mio entusiasmo raggiunge le vette più alte? Riammirando e ascoltando i nomi della soundtrack di Strade Perdute. Fari di macchina ad alta velocità puntati sull’autostrada e Mr. David Bowie che canta I’m Deranged, brano presente  nel sottovalutato – e molto lynchiano1.Outside. In questa pellicola del 1997 Lynch squarcia come non mai la sviluppo narrativo e il lavoro sull’identità dei personaggi. Bill Pullman – un jazzista, tra l’altro – a metà film si trasformerà in un altro personaggio interpretato da Justin Theroux  che davanti la foto con le due Patricia Arquette dirà: “Ma tu sei tutte e due!“. Non andiamo oltre, altrimenti servirebbe un articolo a parte: continuiamo il discorso musicale poiché la lista dei nomi in causa  è prestigiosa: Trent Reznor e Nine Inch Nails, Lou Reed, Marilyn Manson, Smashing Pumpkins e Rammstein. Alcuni di questi saranno presenti non solo nella colonna sonora. Ne riparleremo tra qualche riga.

La via dell’Angelo

Parlare delle colonne sonore del regista equivale a citare un certo compositore… Leggere di seguito David Lynch & Angelo Badalamenti evoca in pochi istanti una serie di immagini e passaggi musicali indimenticabili. Il loro è un sodalizio epico: il compositore riesce come nessuno ad assecondare e al tempo stesso contagiare le visioni di Lynch, che siano queste oscure – cosa che capita la stragrande maggioranza delle volte – o solari e quiete. Scommetto già state visualizzando nella vostra mente le colline di Twin Peaks fischiettando contemporaneamente la sigla: soffermarci allora un attimo su Una Storia Vera.

Credo che quest’opera sia insieme ad Eraserhead la dichiarazione cinematografica più importante di Lynch. Se l’esordio rappresentava la potenza decostruttiva, simbolica, inconscia e inquietante, dopo più di vent’anni di carriera l’autore dimostra di essere a suo agio non solo tra deliri e orrore, ma di saper essere se stesso anche in contesto lineare e umano. Gli ingredienti li conosciamo: la deformità dei protagonisti – l’indimenticabile Richard Farnsworth – costretto a muoversi solo tramite le stampelle, il concetto di “oltre”, di “superamento dell’umano” rappresentato da un vecchio che decide di attraversare l’America su un tagliaerba per trovare il fratello dopo un infarto. Altrettanto sottile è il tema del doppio: c’è la storia vera alla base del film, ma c’è anche la storia vera di Richard Farnsworth. Girerà la pellicola sapendo che sarà l’ultima. L’attore è affetto da un cancro alle ossa e si suiciderà poco dopo l’uscita del film con un colpo di pistola nel suo ranch. Difficile non emozionarsi davanti Una Storia Vera: fissiamo il manto stellato e l’opening theme è già da brividi, come i passaggi folk “compagni di viaggio” del vecchio Alvin Straight. Lacrime vere. Pochi sanno spaventare ed emozionare: Lynch e Badalamenti ci riescono con eguale grazia. La loro è un’affinità elettiva, un binomio con pochi paragoni (Herrmann-Hitchock?) che ci ha regalato – e lo farà ancora –  preziosi brividi.

Come è nato tutto? Velluto Blu. La Rossellini non canta come Lynch vuole e solo gli sforzi di un misconosciuto Badalamenti riescono a farla esprimere come il Maestro desidera. Il riscontro fu talmente positivo che nascerà anche il brano (non previsto) Mysteries of Love a firma di Badalamenti. Il resto è storia: sia della musica, che del cinema. Visto il processo creativo di Lynch non sappiamo bene dove inizi il lavoro di uno e finisca quello dell’altro: ma non è questo il segreto delle collaborazioni vincenti?

Le Oscure Notti dell’Anima: i dischi di e con David Lynch

Iniziamo andando a scovare qualcosa di misconosciuto ai più: BlueBOB, ovvero il nome della collaborazione tra il regista – impegnato ai testi – e l’ingegnere del suono John Neff – alla voce – datata 2001. Registrato a casa del cineasta, il lavoro è un concentrato di industrial blues che spiana la strada ai successivi dischi solisti di Lynch. Va ricordato anche perchè alcuni pezzi finiranno nella colonna sonora di Mulholland Drive e per un videoclip di cui parleremo a breve…

Fa ancora male rievocare la tragica parabola esistenziale di Mark Linkous e i suoi Sparklehorse. Una carriera segnata da capolavori rari e una collaborazione affascinante: Dark Night of the Soul, album composto da Linkous insieme al produttore Danger Mouse. La sfilza degli ospiti è a dir poco illustre: James Mercer degli Shins, Julian Casablancas, Iggy Pop, Frank Black dei Pixies e Scott Spillane dei Neutral Milk Hotel, solo per fare qualche nome. Tra i guest c’è anche Lynch. Oltre a cantare nell traccia che da il nome al disco, ha curato anche il prezioso libretto interno del disco: 100 pagine piene delle creazioni fotografiche del regista di Missoula, tra cui il famoso scatto del Nostro con accanto due uomini con la testa di topo e cavallo: indovinate chi sono? Un’opera da avere, senza se e senza ma.

Crazy Clown Time e The Big Dream sono – al momento – i due album firmati da David Lynch. Pensiamo alle recenti produzioni del collega e Maestro dell’Orrore John Carpenter (Lost Themes I e II):  fratelli di sangue – e ci va benissimo! – delle colonne sonore al sintetizzatore composte da Carpenter per le sue pellicole. Lynch spiazza. I momenti più esaltanti sono quelli musicalmente più classici e simil-rock: la stupenda e torva Pinky’s Dream con una clamorosa Karen O,  Star Dream Girl o il duetto con Lykke Li in I’m Waiting Here. In questi dischi Lynch sperimenta tra elettronica e blues, ma soprattutto parla: declama sotto vocoder testi criptici su basi spesso rallentate ed ipnotiche. Alcuni spunti sono intriganti, altri – la maggioranza – si fa fatica a riascoltarli.

Giochi Malvagi: i video musicali 

Se vi dico Chris Isaak a cosa pensate? Esatto: spiaggia delle Hawaii in bianco e nero, nuvole, la languida e sensuale Helena Christensen. Ovvero, il video clip della celebre hit Wicked Game. Eppure, non è il primo videoclip della canzone. Il brano fa parte della colonna sonora di Cuore Selvaggio e prima del video patinato ed erotico (per quegli anni) firmato da Herb Ritts, ne esiste uno di Lynch in cui Isaak – in pure stile 50’s (la decade-culto del regista) – canta inframezzato dalle scene del capolavoro con la scatenata coppia Dern-Cage. Isaak tornerà come attore in Fuoco Cammina con Me due anni dopo: insieme a Keifer Sutherland è uno dei due agenti dell’F.B.I chiamati ad indagare sul caso di Teresa Banks nel prequel di Twin Peaks.

Le collaborazioni di Lynch con il mondo del rock non finiscono qui e sono d’alta caratura. Spesso sono nuovi agghiaccianti cortometraggi, come nel caso dei lavori con Moby, Interpol o i Nine Inch Nails. Interessante rivedere – trovate tutto su YouTube – anche il video Thank You Judge dei BlueBob, progetto citato qualche riga fa:  tra i protagonisti c’è Naomi Watts a qualche anno prima di Mulholland Drive. Galeotto fu il videoclip.

Chiudiamo con la collaborazione più spiazzante: David Lynch & Duran Duran! L’incubo e le tenebre da una parte, il sole e il glamour dall’altra. Eppure Duran Duran Unstaged è il documentario del 2011 del live della band di Simon Le Bon al Mayan Theater firmato dal regista del Montana: superate lo scetticismo e dategli un’occhiata.

Line Up: rock star sul set

Cosa salvare di Dune? Poco o nulla (e non per colpa del regista). Qui Lynch collabora per la prima volta con l’amato Kyle MacLachlan e della colonna sonora abbiamo già trattato. Eppure la pellicola offre  il pretesto per citare un certo Sting tra gli attori. Non sarà l’unica rock star chiamata dal Nostro davanti l’obiettivo: anzi, l’elenco è bello lungo e ci permette di citare nomi molti amati, confermando quanto il connubio tra i due mondi sia sempre stato forte: e quasi sempre mirato verso l’universo indie. Un grande rammarico è stato scoprire che il Duca Bianco sarebbe dovuto tornare a Twin Peaks, dopo l'”apparizione” in Fuoco Cammina Con Me. Nel cult televisivo la parte di Norma Jennings è interpretata da Peggy Lipton: oltre ad essere stata la moglie di Quincy Jones, ha composto negli anni ’60 e ’70 lavori discografici di una discreta risonanza. C’è anche un’altra cantante nella serie: Julee Cruise. Vista l’importanza della sequenza in cui è presente, ne parleremo come si deve tra poco…

Passando al cinema, in Strade Perdute abbiamo Henry Rollins, mito assoluto dell’hardcore americano targato Black Flag e il Reverendo Marilyn Manson. Ma dove raggiungiamo il tripudio è con la terza – imminente – stagione Twin Peaks. Ancora non sappiamo bene cosa faranno ma nel cast vedremo i seguenti musicisti: Christa Bell, Sky Ferreira – sono partito da quelle più brutte – Trent Reznor, Eddie Vedder, Chromatics, Julee CruiseSharon Van Etten.

Sottopalco: la verità è in una canzone

I film di Lynch hanno dei luoghi “rivelatori”. Una sequenza-cardine sui cui ruota il senso e lo sviluppo dell’opera, ovviamente il tutto adattato alla poetica del cineasta americano. Spesso il luogo è un palco, con annessa cantante. Lady In The Radiator in Eraserhead con In Heaven, Isabella Rossellini in Velluto Blu, il Club Silencio in Mulholland Drive, il live del primo ballo tra Cage e la Dern in Cuore Selvaggio e quello di  Twin Peaks. La serie è un costante susseguirsi di omaggi al mondo musicale: l’Uomo con un Braccio Solo declama ad uno spaventato Cooper questi agghiaccianti versi:

Un uomo canta una canzone tra questo mondo e l’altro. Fuoco cammina con me.

Leland Palmer dopo essersi svegliato con  i capelli bianchi inizia a intonare vecchi brani pieno d’euforia, Nadine Hurley riprende conoscenza in ospedale dopo che il marito le ha cantato una canzone d’amore, Laura e Donna guardano estasiate James Hurley suonare fino ad un emotivo punto di rottura. La musica è concepita come un personaggio, un elemento attivo nella realizzazione e nella rappresentazione della vicenda: una concezione fissa nell’attività creativa del Maestro. Il discorso vale sia per i momenti più onirici – ricordate Il Nano che balla nella Stanza Rossa? – sia per le scene più importanti. La puntata della serie in cui scopriamo “chi ha ucciso Laura Palmer” è Lonely Souls, l’ottava della seconda stagione. La sequenza in cui vediamo Leland specchiarsi in Bob e aggredire Maddy Ferguson è un capolavoro di tensione e paura, anche perché Lynch è impareggiabile nell’alternare l’aggressione ad una scena musicale. Sul palco del Bang Bang Bar c’è Julee Cruise – altra cantante/attrice –  intenta ad intonare The World Spins. Mentre Bob ruggisce, la cantante lascia la scena al Gigante, davanti gli occhi di Dale Cooper. La rivelazione arriva sempre tramite e grazie alla Musica.

Come dicevamo, la musica è una costante imprescindibile nell’opera filmica di Lynch. Ripercorriamo alcuni momenti leggendari. Iniziamo dalla fine della fine: ovvero gli ultimi minuti – molto felliniani – di Inland Empire: un tripudio frenetico e convulso di sguardi ammiccanti, flash e passi di danza sulle note di Sinnerman di Nina Simone.

In Velluto Blu la musica è sviluppo e linfa stessa dell’opera. L’inizio noir è un tiro mancino di Lynch: tutte le regole classiche verranno scardinate per mostrarci amori depravati e personaggi manicali. I pochi e pericolanti scampoli di bellezza li offre la sublime Isabella Rossellini, on stage e fasciata di tessuto blu, intenta ad intonare dolenti ed ipnotiche note.

Per il sottoscritto,  l’ opera che più di tutte urla il viscereale amore di Lynch per la musica è Cuore Selvaggio. La pellicola del 1990 premiata da un estasiato Bernardo Bertulucci a Cannes è un appassionato e avvincente uragano di stili. Nella sequenza iniziale passiamo in pochi minuti  da Glen Miller e la sua In The Mood allo speed metal dei Powermad con la loro Slaghterhouse. Ciliegina sulla torta: Nicolas Cage che canta Elvis come pochi. Totale.

Ci sarebbe ancora qualcosa da dire: le colonne sonore delle installazioni artistiche, la collaborazione con Penderecki, l’Industrial Symphony n.1, il The Dale Cooper Quartet, ma credo che gli aspetti più importanti siano stati presentati.

A voi la scelta dell’incubo prediletto.

Ora Silencio.