Lo dice proprio lei, California, in un’intervista a RapBurger, che con Coma_Cose c’è poco da fare: è una questione di connessioni.

Pensiamo che le nostre canzoni non vadano spiegate, quello che facciamo è costruire semantiche, se le recepisci vuol dire che siamo connessi.

Non servono parole, esegesi profonde, capriole interpretative. No, il progetto di stanza a Milano più fresco del momento non va spiegato, va solo ascoltato e digerito, ha già tutte le componenti insite dentro il proprio organismo: questione di connessioni, ripetiamo.

Questo perché le connessioni sopracitate effettivamente esistono, e quando si stabiliscono, beh, ci si rende conto che i Coma_Cose stanno esplorando e proponendo al pubblico uno step successivo rispetto all’orizzonte d’attesa di un qualsiasi ascoltatore di musica alternativa italiana.

Quindi, ora prendiamo i Coma_Cose e in cinque punti non tentiamo di spiegarli, perché come ha specificato California, questo non va fatto.

In cinque punti però vorremmo disossare e spinare quel che fin’ora possiamo sapere di loro, ma non lo faremo come Chef Tony per sponsorizzare la serie di coltelli Miracle Blade, bensì lo facciamo per capire meglio come comprendere i Coma_Cose, ed entrarci in contatto.

Cominciamo.

1) LEI

Lei, capelli corti biondo platino (almeno per ora), è Francesca.

California

Originaria di Pordenone, si è trasferita a Milano, città in cui vive e lavora. Il suo nome d’arte è California, dato che come California Dj aveva fatto ballare gli avventori dei molti rave in cui faceva esplodere il muro di casse, con i suoi dischi techno, drum’n’bass.

Prima dei Coma_Cose, infatti, California era dj, e non ha mai pubblicato niente di suo, benché avesse sempre vissuto molta musica, contemporaneamente agli studi di scenografia. Ma poi ha conosciuto lui.

2) LUI

Poi ha conosciuto Fausto Zanardelli, in arte, oggi, Fausto Lama, bresciano classe 1981.

A differenza di California, Fausto è un nome già noto della scena musicale milanese (perché anche lui è un figlio adottivo di Milano). Ha lavorato come produttore, fonico e addetto ai lavori, è un polistrumentista. Come artista, prima di essere Fausto Lama dei Coma_Cose, si era fatto conoscere come Edipo.

Fausto Lama

Sotto questo nome, ha esordito nel 2010 con la Foolica Records. Nel 2014 passa poi sotto l’etichetta di Dargen D’Amico, la Giada Mesi, e proprio con D’Amico stringe un sodalizio che proseguirà anche con il disco Preistorie di tutti i giorni (marzo 2015), il suo LP che sancisce l’approdo alla Universal Music. Ma proprio da questa pubblicazione con la major, Fausto scompare dalla scena, fino al 2017, quando ritorna insieme a California, sottoforma di Coma_Cose.

3) COMA_COSE

Fausto e Francesca sono colleghi, commessi nello stesso negozio. Si trovano in sintonia, ed è così che nell’autunno/inverno 2016 nasce l’idea di metter su un progetto. Un progetto che ben presto viene adocchiato dalla label Asian Fake.

Si calano sul tavolo le carte dei due interpreti, si mescolano e si rimettono insieme a comporre il mazzo: nascono così i Coma_Cosa, dalla mescolanza delle esperienze e dei talenti di Fausto Lama e California.

E a mezzi tra manifesto programmatico e necessità di instagram ne nasce il nome, come spiega Fausto qui:

Ci abbiamo messo un po’: all’inizio doveva essere soltanto “Coma”, oppure “Koma”. Cercavamo un nome che rappresentasse un po’ uno stato mentale: la nostra musica ha un 50% di “vita vera” e un 50% di critica sociale, con tanta ironia e cognizione di causa. Ecco che Coma voleva essere un nome provocatorio riferito ad un momento storico  e sociale in cui bisogna un po’ svegliarsi, inoltre richiamava anche l’immaginario più classico dell’hangover, il coma post- serata. Soltanto che, quando abbiamo deciso di creare il profilo Instagram del gruppo, abbiamo notato che “Coma” era già occupato. E allora ci siamo messi a pensare a qualcosa che avesse a che fare con coma, le cose che hanno a che fare con coma…coma cose. Basta. Trovato, stava bene.

Questa idea, comunque, diventa concreta a partire da febbraio 2017, quando su Youtube appare Cannibalismo, primo video dei Coma_Cose. Seguono, sempre su Youtube, Golgota (marzo), Deserto (maggio) e Jugoslavia (giugno). Tutti e tre i video sono stati opera dei torinesi Crooner Films.

Il vero esordio discografico avviene però il 13 ottobre 2017, quando viene rilasciato l’EP Inverno Ticinese, contenente tre tracce: Anima lattina, French Fries, Pakistan.

Il disco è prodotto dal duo di producers Mamakass ed ha sancito il primo vero compatto esercizio di stile dei Coma_Cose. Compattezza del risultato comunque spiegata dal fatto che Inverno Ticinese doveva essere un brano solo, ma talmente un fiume in piena che dunque da una originale scrittura, si sono ramificati tre brani che hanno costituito l’EP.

C’è quindi nel cuore di Coma_Cose una forte idea, un impulso primo infuocato che deve essere gestito e dosato con parsimonia. Va da sé che il progetto abbia trovato una formula collaudata, vincente e con-vincente, solida ma al tempo stesso dinamica, che si muove lungo alcune linee che andremo a vedere nei prossimi punti; linee che convergono verso il medesimo punto di contatto: sincerità e originalità.

4) MILANO

Perché se si dovessero definire i Coma_Cose, “sincerità” è il termine che useremmo. Sono sinceri e onesti. Non sparano frasi fatte che si riducono in sterili e insensate critiche sociali populiste, non sparano sentimentalismi idealizzati e stereotipati, insetti uccisi direttamente con l’insetticida, come canta California in Pakistan:

Avevo le farfalle nello stomaco

Poi ho bevuto l’Autan ed è finito tutto

I Coma_Cose sono veraci, termine che solitamente si affianca al “romano” doc, e se diciamo Roma, mentre si parla di Coma_ Cose, non si possono non citare Carl Brave e Franco 126. Infatti, come l’A1 collega Roma e Milano, il duo milanese è un capo della stessa autostrada ideale che attraversa anche il duo romano.

Come i colleghi romani, anche Fausto Lama e California sono raffinati e poetici cantori dello spazio urbano, nella loro fattispecie Milano, la Veloce, spietata e meravigliosa” Milano.

Che Milano cantano però? Anche qui, non c’è niente di idealizzato. Non si trova nei testi dei Coma_Cose la milano idealizzata, la “città europea”, la “capitale della moda” e della “finanza” italiana; no.

Fausto Lama e California mettono in rima una Milano vissuta da chi usa, per strada, all’aperto nel quartiere, “Una lattina come calice” (Anima lattina); la Milano iper specifica racchiusa in versi come “Ventiquattro maggio calamari freschi” (Deserto), “C’è un polentone polentino in centro” (Deserto), “Fiori arancio Vuccirìa(Anima Lattina), “Seduta su un divano che c’è fuori da un portone / con su scritto ‘per l’AMSA'” (Pakistan). Si capisce, riferimenti criptici di una Milano che solo “Se abitassi qui capiresti” (Deserto).

E ancora una Milano in cui “Qui sono tutti fatti pallidi sul viso / si fanno montagne di righe Joy Division” (Deserto), la Milano di chi riconosce che tra il luccichio delle vetrine delle maggiori boutique e tra le strade addobbate per la settimana “dell’amo-da pesca” (Pakistan) c’è solo sotto un grande equivoco e una grande illusione.

Una illusione che i Coma_Cose cercano appunto di spazzare via con la loro visione, la loro verità, la loro musica; musica che vuole risvegliare – non a caso – dal coma in cui giace profonda, la sensibilità di tanti abitanti del capoluogo lombardo.

Milano è un motore necessario alla base dei Coma_Cose, una città con la quale – ed ecco che ritornano – è possibile stabilire delle connessioni, appena si scava un po’ più a fondo, appena si riesce ad ascoltare il respiro della città, come in Pakistan canta California:

Non mi ero mai resa conto del silenzio che c’è

a quest’ora della notte qua

con in sottofondo solo il ventolone della Pam.

Ecco dunque tanta parte dell’anima dei Coma_Cose: cantano quella Milano, la loro Milano, quella laddove gli altri ci passano di sfuggita e per di più storditi. Loro, invece questa parte la osservano e la ascoltano, e la riportano con la loro musica. Con una sensibilità – aggiungiamo – d’altri tempi.

5) HIP-HOP e/o CANTAUTORATO

Ed eccoci quindi giunti all’interno della dinamica squisitamente artistica: le influenze.

Da dove prendono spunto, se lo prendono, i Coma_Cose?

Ecco, qua c’è lo scalino che ha posto il duo milanese in una posizione un poco più in là rispetto all’orizzonte conosciuto.

I Coma_Cose, anche solo nell’aspetto, sono iper contemporanei; look futuristico, che va di pari passo con la loro musica, almeno a primo impatto.

Infatti, la prima cosa che viene in mente è che le loro produzioni siano parte di quella caduta e fusione di ogni genere: un po’ trap, un po’ rap, un po’ pop, un po’ elettronica, un po’ cantautorato. Ma siamo sicuri che abbiano voluto diluire la loro musica in questo calderone indefinito?

No, non è così, perché i Coma_Cose, come pochi altri sanno fare, hanno molto lavorato sulla loro tecnica, una maniera che è poggiata su solide basi teoriche. Insomma, benché la loro creatività sia esponenziale, ad essa corrisponde una enorme riflessione tecnica.

In sostanza, la musica di Fausto Lama e California nasce da un’elaborazione tutta inedita tra cantautori italiani anni ’60 e ’70 e universo hip-hop.

Così, alla domanda di etichettare la propria proposta, ai microfoni di DLSO, Fausto risponde così:

A noi piace chiamarla attitudine urbana, anche se suona un po’ una cosa anni Novanta [ridono, ndr], ma alla fine di quello si tratta, perché chi lo sa, magari il prossimo pezzo potremmo suonarlo coi cembali o le chitarre distorte. In fin dei conti l’hip-hop per noi è questo, è comunicare un disagio emotivo e fotografare una situazione fregandosene di tutti i cliché, lasciando stare le quattro discipline sacre e sticazzi. Come diciamo sempre, secondo noi Guccini e molti altri cantautori sono stati artisti hip-hop a tutti gli effetti, con quelle sonorità, in quegli anni, con quelle storie di vita. Purtroppo oggi invece il ragazzino che si approccia al rap adesso viene a contatto solo con la trap e ne consegue tanta forma e zero personalità.

Quindi via ogni distinzione ferma, ma via al tempo stesso anche la rassegnazione di far cadere tutto il proprio lavoro in un acritico “Non so come definire la mia musica”. Dentro questo nodo si racchiude la consapevolezza che ci porta a pensare i Coma_Cose come i prossimi astri del panorama alternativo italiano.

Non ci si rassegna all’indefinitezza, non si scimmiottano gli americani, non si fa il verso – imitandoli goffamente – ai mostri sacri della canzone italiana. No, su ognuna di queste componenti, si fa una riflessione, ed alla fine si sintetizza tutto: così nascono le canzoni dei Coma_Cose.

Il cantautore racconta ciò che lo circonda, lo mette in musica e dà anche una visione sua, personale, di critica sociale. L’hip hop è nato per fare questo. Il rap è il linguaggio dell’hip hop quindi è tutto collegato. Certo è che se usi il rap per parlare di altro, allora non si può più parlare di cantautorato. Il rap è semplicemente un mezzo, non un fine. L’hip hop invece è un fine. (FaustoThe Submarine)

Ecco che dunque sparsi tra i testi e le interviste, ci sono riferimenti costantemente a De Gregori, Guccini, De André, Celentano, Battisti, ma c’è spazio anche per un gruppo come i Prozac+. D’altronde, come specifica California sempre nella stessa intervista:

Sai, nei nostri ascolti, fin dall’infanzia, c’è tanto cantautorato. Quindi, nel momento in cui lo sposi con un linguaggio urbano, il fatto che questa cosa diventi molto poetica è inevitabile, succede senza neanche volerlo. Non è per menarcela e voler fare i poeti. In Deserto dico “il mio artista rap preferito è De Gregori” ed è vero. Secondo noi De Gregori o Guccini o De’ Andrè, per come scrivono, ma proprio a livello metrico, sono dei grandissimi rapper.

Parimenti, nei medesimi versi e nelle medesime dichiarazioni, c’è la critica più o meno diretta a chi fa i “dischi platini / ma vi mancano i menischi di Platini” (French fries). Così, l’indie e il rap, ovvero quel binomio di stili che tanto ha fatto breccia quest’anno, in loro si è mutato in qualcosa di diverso, ha fatto un passo in più, visto che del rap odierno, spiegano, non ci vedono niente oltreché la non-originalità, mentre per il mondo pop e anche indie pop, beh, come spiega Fausto in Jugoslavia, tutto si riassume in “Lei lo lascia lui va in para“. Da qui è allora nata la loro voglia di elaborare qualcosa di nuovo.

Coma_Cose, tra le uscite di questo 2017, è stata una tra le proposte musicali più solide, benché “solidità” paia essere un termine poco consono vicino alla fluidità, alla rapidità, alla plasticità di Fausto Lama e California. Ma è un accostamento che funziona, perché Coma_Cose è un progetto molto forte come abbiamo visto: una consapevolezza dei propri mezzi, della propria riflessione teorica, tecnica, una consapevolezza dei propri obiettivi forse uniche per ora nel panorama indipendente italiano.

Vengo dal niente e voglio tutto.

I due cantano in Jugoslavia; ecco, probabilmente tutta la statura dei Coma_Cose si erigerà nel corso del 2018, ed ha il potenziale, maturando, di arrivare così in alto tanto da poter vedere la nuca di molti “vicini di casa”. E a quel punto sì, Fausto e Francesca potranno prendersi tutto.