La prima persona ammutolita dall’ultimo, intimo capolavoro di Nick Drake fu John Wood, il tecnico del suono che registrò
le 2 scarse ore di riprese necessarie al missaggio dell’album.
Lanciatevi nel 1972 e immaginatevi seduti davanti a un piccolo banco con un paio di cuffie e di avere davanti la prima Pink Moon che danza davanti ai vostri occhi sui controlli del mixer.
Nick Drake visse una vita tormentata dalla depressione, dall’inadeguatezza alla gente del suo tempo e morì, probabilmente suicida a 26 anni lasciando il suo vero testamento, questo disco.
Meno di trenta minuti di musica.
Fu freddamente accolto da pubblico e critica, come ogni suo lavoro, pure i più commercia(bi)li, riscosse del successo postumo durante la riscoperta del folk, in anni non così lontani dai nostri.
Pink Moon è l’ultima storia sensuale che Nick Drake ha raccontato, un intimo racconto accompagnato dalla sua chitarra, in Place to Be cardine e in pezzi come Know e Which Will un controcanto dolce e misurato.
L’incredibile abilità nella chitarra e nell’innovativa interpretazione dello strumento come parte mobile e integrante della narrazione, in parallelo al canto, fanno di questo disco un’opera irraggiungibile.
Le liriche, il vissuto: la depressione, il mondo visto da degli occhi innocenti e ingenui, l’amore.
Un capolavoro.

