I Vampire Weekend stanno per laurearsi. E sono tristi, perché con questo Modern Vampires Of The City chiudono una trilogia, iniziata nel 2008, che li ha resi celebri e che (forse) morendo porterà con sé, nella tomba, le loro ragioni artistiche.

Già, perché questo disco segna la fine del tempo delle feste universitarie dell’Upper-East Side di New York, quelle in cui si entra coi wayfarer neri e la college jacket, si sprofonda tra sosia più o meno ridicoli di Julian Casablancas e preppies col sorriso stampato sulla faccia che ti fregano la ragazza, e si esce distrutti, senza più wayfarer né college jacket, con lo sguardo perso nel vuoto, un po’ tristi perché la festa era meno bella di quanto ci si aspettasse (beh, non ci sono mai stato ma mi piace immaginare vadano più o meno così).

I pezzi del terzo capitolo della discografia dei paladini dell’indie pop newyorchesi hanno un unico, seppur sottile, filo conduttore individuabile: la fine della festa, la necessità di crescere, la tristezza, forse, di non aver raggiunto i propri obiettivi.

Ovvero, un resoconto della classica crisi depressiva che affligge chi sta per compiere i trent’anni; tema triste, ma che narrato da quel grande autore di canzoni che è Ezra Koenig fa comunque un certo effetto.

Passando al disco in sé, arrivano le prime perplessità.

Obvious Bicycle apre la rassegna e non ha altri meriti, perché è una ballad che, tra un coro yodel e un altro, annoia e non poco. Tuttavia la traccia successiva, Unbelievers, è la prima perla di MVOTC: l’ossessivo ritmo delle percussioni di Chris Tomson esalta le qualità vocali di Koenig, supportate anche da un organo che riempie ma non risulta troppo invadente. E poi c’è Step, primo singolo e piccolo capolavoro pop, uno di quei pezzi che ti stringe il cuore, con la sua ritmica suadente e romantica, e ti fa sognare di abbracciare Annie Hall sulle poltrone di un cinema di Manhattan, sussurrandole all’orecchio “everyone’s dying, but girl, you’re not old yet”. Già, cara ragazza mia, perché forse sarebbe stato meglio morire giovani, “dyin’ young”, ovvero Diane Young, la quarta freschissima traccia del disco, che subito coinvolge l’ascoltatore ma finisce presto per stancare. Don’t Lie invece annoia da subito, e non basta un arrangiamento gonfiato per risollevare una melodia affannosa; Hannah Hunt è invece una ballad tribale che al minuto 2.59, quando Ezra alza il registro vocale cantando:
“If I can’t trust you then damn it, Hannah
There’s no future, there’s no answer
Though we live on the US dollar
You and me, we got our own sense of time”
lascia partire un brivido che dalla schiena arriva al nervo ottico, dove stimola la secrezione di lacrimoni grossi così.

Il romanticismo delle liriche di Mr. Koenig però non è sempre piacevole, ed Everlasting Arms ne è la prova. Finger Back è un esempio di brano dei VW vecchia maniera, quelli dei pezzi scazzati da festa come Holiday, ma che in definitiva non convince molto, così come Worship You. Ya Hey invece stupisce e diverte (ma con un sorriso amaro) sfoggiando un ritornello che sembra un featuring di Alvin and The Chipmunks; Hudson è un solenne brano post-dubstep (sì, anche io mi sono chiesto cosa c’entrasse coi Vampiri, vabè) che suona come un’elegia funebre del disco, che muore con Young Lion sulle dolci note della tastiera di Rostam Batmanglij e sul monito ripetuto: “you take your time, young lion”.

Modern Vampires Of The City è un album dal mood malinconico, tutt’altro che brutto – ma stavolta più per merito della vocalità di Ezra e degli attenti arrangiamenti che per altre motivazioni –  e dal songwriting altalenante, pur con alcuni picchi davvero buoni.

Dato che il confronto con gli altri LP Vampire Weekend e Contra, manco a dirlo, è perso, sarebbe forse opportuno che con la conclusione di questa trilogia i quattro ragazzi della Grande Mela decidessero di dare una grossa svolta alla loro produzione (magari un po’ diversa da quella di questi loro concittadini), o addirittura – perché no? – di sciogliersi.

D’altronde, stavolta se la sono cavata, ma la prossima potrebbero sprofondare.

Tracce consigliate: Step