Sono trascorsi ben dieci anni da quando le note di Pulling Our Weight hanno accompagnato Kirsten Dunst nei panni di Maria Antonietta nell’omonima pellicola di Sofia Coppola. Da allora il progetto The Radio Dept. ha valicato definitivamente i confini della Svezia, ma della madrepatria non ha mai smesso di parlare.
Di certo non sono le strategie commerciali a dettare il ritmo in studio di Johan Duncanson e soci: dal 2010 di Clinging to a Scheme ad oggi il silenzio è stato rotto solo da uscite sporadiche senza un seguito compiuto, in momenti in cui c’era urgenza di esprimersi. Così accadde con la spiazzantDeath to Fascism un paio di anni fa, alla vigilia delle elezioni in Svezia, quando i Nostri decisero che di avvolgere le invettive politiche in glassa dream pop non era più il caso, e senza ricorrere al timbro carezzevole di Duncanson affidarono le proprie preoccupazioni circa lo stato di salute della democrazia svedese all’ostinazione di sonorità quasi techno e di una voce robotica a ripetere incessantemente “smrt fašizmu, sloboda narodu!” (“morte al fascismo, libertà al popolo!”, uno slogan coniato dai partigiani in Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale). È a quel lembo che si riannoda la trama di Running Out Of Love, quarto album in studio della band di Lund, che esordisce tra le percussioni dal sapore etnico dell’opener intitolata proprio Sloboda Narodu.

Stesso idioma, abrasivo quanto il messaggio che reca, ma lo strappo con l’indie pop è in parte ricucito. Se l’episodio precedente aveva fatto un paio di passi in avanti, la tracklist di Running Out Of Love in qualche modo ne fa uno indietro, rinunciando alle rivoluzioni drastiche e attestandosi su soluzioni che ancheggiano in territori 80’s ma senza osare mai troppo. In Sloboda Narodu la componente sintetica è mitigata con la consueta eleganza, ma i momenti successivi (Swedish GunsWe Got Game) già occhieggiano sfacciati ai Pet Shop Boys, complice anche il timbro di Johan, distinguibile da quello di Neil Tennant solo perché si mantiene effettato alla vecchia inconfondibile maniera.
Eccetto pochi momenti che si riconnettono alle produzioni passate – il synth pop ovattato di This Thing Was Bound To Happen, l’inciso strumentale di Thieves of State che dura poco più di un minuto – prevale il citazionismo di brani come Can’t Be Guilty, che rischia di suonare fine a se stesso a discapito di liriche decisamente pregevoli, o come l’imprevedibile chiusura in toni vagamente deep house di Teach Me To Forget. L’accuratezza e l’efficacia del songwriting sono quelle consuete e garantiscono coesione tra i brani, e nei momenti in cui la retromania è misurata sapientemente il meccanismo funziona ancora: le parentesi più significative risultano tali proprio perché meno manieriste (Occupied, Committed To The Cause), anche se la più pregevole risulta essere la titletrack, che rinuncia alle parole e viaggia su percorsi compositivi meno prevedibili.

Se l’incongruenza tra i ritmi e il mood è il marchio distintivo dei Radio Dept., il sottofondo di un party in cui tutti si sforzano di divertirsi ma nessuno ci riesce davvero, forse stavolta qualcosa è andato perso. Nonostante si tratti complessivamente un disco gradevole, la scelta della veste sonora di Running Out of Love lascia talvolta spiazzati, non riuscendo ad essere eloquente tanto quanto i suoi versi.

Tracce consigliate: Running Out Of Love

The Radio Dept. – Running Out Of Love

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