Della Sacred Bones ci si può sempre fidare: musica sempre figa (sempre) con un tocco di estremismo e copertine che alla terza che vedi hai voglia di collezionarle tutte come le figurine… Sono anche numerate, è facile! Musica sempre figa dicevo.

I Led Er Est non sono da meno: darkwave figa. Tanto figa. La darkwave in assoluto più figa di tutto il 2012. Il terzetto newyorchese ci (ri)riporta agli 80s più bui e sintetici: synth e drum machine più wave che mai, chitarre sofferenti, mood tetro e una distinta attitudine revivalista che a tratti sprofonda in un’attanagliante nostalgia.

Un terzo delle canzoni sono trascinanti e spesso epici brani strumentali, tra i quali spicca per ritmo, potenza, acidità e marciume dell’animo la drogata Arab Tide. Nei pezzi cantati, se possibile, il livello sale ancora di più: la classica voce impostata, tipica del revival wave è carica di un’indolente emotività che ti trascina, e non raramente viene distorta diabolicamente. Nell’opening Animal Smear e in la Lluvia Y Memoria sembra di essere in un film horror, Kayio Maru è pura darkwave figa da dancefloor mentre balli in acido circondato da fighette goth, Agua Fuerte e in particolare Iron The Mandala ti sciolgono l’anima a suon di decadentismo: queste tre caratteristiche (e punti forza dell’album) sono riassunte nella monumentale Divided Parallel, che in poche parole non ti lascia via di scampo e ti devasta l’anima. A parte Sanetta che è un’outro dreamy simil-ambient che chiude alla perfezione un album davvero bello. A chiudere l’album c’è Sanetta: i Led Er Est sorprendono di nuovo sconfinando nell’ambient con una melodia annichilente.
Fate un (altro) salto negli oscuri anni 80, raramente ne è valsa così tanto la pena.

Led Er Est – The Diver

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