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DW: Ciao ragazzi, partiamo proprio dall’inizio. Siete nati come “Pilot”, poi siete diventati “The Pride”. Cosa vi ha portato a diventare gli “Editors”?

Editors: Ciao a voi Deer Waves! Allora, nel 2005 abbiamo firmato il nostro primo contratto discografico con la Kitchenware Records, per la release di The Back Room (disco d’esordio, ndr.), e in quel momento ci siamo resi conto che stavamo per pubblicare musica che sarebbe stata disponibile in tutto il mondo, e che non avevamo ancora un nome che ci soddisfacesse a pieno a cui affidare quella musica. Abbiamo optato per Editors ed ormai è il nostro marchio di fabbrica, un segno semplice che non significa nulla ma che identifica ciò che un ascoltatore sta per godersi.

DW: Come potete descrivere i vostri primi mesi di vita, come band? Avete trovato tante difficoltà ad affermarvi?

Editors: È stata tutto molto frenetico. Inizialmente ci sono stati momenti in cui rimbalzavamo da un lato all’altro del Regno Unito – ed anche oltre – credendo che le persone non volessero davvero assistere ai nostri concerti, ascoltare la nostra musica, o anche solo sentirci per radio e sapere cosa avessimo da raccontare tra le nostre interviste. È stato un periodo incredibile, che ci avrebbe potuto indurre in grossi errori per quanto ci stessimo esponendo, come fare musica che si adattasse ai trend giusto per cavalcare l’onda. Abbiamo però sempre considerato la nostra band come un progetto a lungo termine, e credo che in quei primi anni abbiamo preso la strada giusta e non ci siamo fatti travolgere dagli eventi.

DW: The Back Room, An End Has a Start, In This Light And In This Evening, poi qualcosa è cambiato nel sound e nell’approccio con The Weigh Of Your Love ed In Dream. Cosa vi ha portato a cambiare il vostro stile di musica e a diventare una band più “pop”?

Editors: Non ho mai pensato, nemmeno per un momento, che “The Weight Of Your Love” sia un album mainstream. Da quel momento, però, abbiamo cercato di tornare ad uno stile più spoglio, registrando in un posto come Nashville, in un ambiente molto naturale, per dare quell’anima “naturale” all’album. Volevamo ricostruire la band dopo aver perso un membro molto importante (Urbanowicz, ndr. leggi la domanda successiva), e questo ci ha aiutato moltissimo nel fare gruppo con i nuovi entrati nella band, per farci capire come avremmo potuto lavorare e produrre insieme dopo un periodo così duro.

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DW: Quanta importanza ha avuto nel vostro percorso musicale la rottura con Urbanowicz?

Editors: Ah, quella è stata un’esperienza terribile, stavamo perdendo un amico e una persona creativa e brillante.  Non si esagera dicendo che è stato un momento di vita o di morte per gli Editors: da un lato avremmo potuto uscirne con le ossa rotte, incapaci di continuare come band, dall’altro avremmo potuto dare una svolta al nostro percorso e cercare di trasformare quanto accaduto in una possibilità da sfruttare a nostro vantaggio.

DW: E com’è stato gestire la vostra crescente fama?

Editors: Non ci siamo mai sentiti come una band così popolare. Certo, quando siamo in tour in paesi come l’Italia o il Belgio, dove sentiamo crescere la nostra popolarità di volta in volta, ci sentiamo privilegiati e rispettiamo tantissimo l’amore che i fan ci danno. A casa nostra invece, nel Regno Unito, la situazione è molto più rilassata, in quanto non siamo esattamente i portabandiera della musica, quindi possiamo andare avanti con le nostre vite dentro e fuori la band in modo più tranquillo.

DW: Riguardo le vostre prime produzioni, come vi sentite ad ascoltare e suonare oggi le vostre prime canzoni, i vostri primi successi?

Editors: Con grande rispetto, sul serio. Pezzi come Munich e Open Your Arms (che abbiamo portato di nuovo nei nostri live quest’estate), ci hanno accompagnato per anni, ma è come se le avessimo scritte ieri. Sono belle canzoni, ci suonavano bene quando le scrivemmo al tempo e ancora molte persone ne traggono piacere, per questo motivo abbiamo ancora i brividi quando le suoniamo dal vivo, non siamo lì ad interpretarle come robot.

DW: Quali sono i vostri piani per il futuro? E dove vi vedete da qui a 10 anni?

Editors: Abbiamo sempre voluto avere una grande mole di lavoro da gestire per molti anni. Siamo stati in tour in supporto ai REM dopo il nostro secondo album (per quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo tour della band di Stipe) e per noi sono stati una grande ispirazione, il modo in cui hanno saputo gestire la propria carriera attraverso gli anni, per come hanno sempre pensato a loro come ad un progetto a lungo termine. Vorremmo fare musica che ci ecciti il più a lungo possibile. Stiamo per cominciare a scrivere il nostro sesto album, sarebbe il nostro terzo album con la nuova line-up e per noi significherebbe molto, riuscire a fare lo stesso numero di album da quando Chris ha lasciato la band di quanti ne avevamo fatti con la vecchia line-up.

DW: Quali sono le vostre maggiori influenze ed ispirazioni? Si sono evolute queste nel tempo?

Editors: Come ho detto, i REM sono stati una costante influenza per noi tutti. I National sono una grande band e sono stati nelle casse dei nostri camerini per molto tempo, così come lo sono stati Jon Hopkins e Nils Frahm più recentemente.

DW: Com’è il vostro rapporto con l’Italia? Gli italiani sembrano amarvi sempre di più, cosa potete dire dei vostri fan del Belpaese?

Editors: Abbiamo vissuto dei momenti magnifici da voi in Italia. Gli italiani ci fanno sempre sentire a nostro agio e ci mettono molto entusiasmo in tutte le città in cui andiamo a suonare. Come ho già detto, sentiamo ogni volta che stiamo crescendo di popolarità in Italia e l’energia che ne riusciamo a ricavare ci aiuta davvero a rendere su un livello più alto rispetto ai nostri standard.

DW: Riguardo la vostra esperienza ad X-Factor Italia, com’è stata?

Editors: È stata piuttosto bizzarra, a dire il vero. Al contempo però, essere invitati in un mainstream-show all’estero ed essere trattati come una grossa band pop internazionale come se fossimo Justin Timberlake, Lady Gaga o chi per essi ci ha dato una certa confidenza nei nostri mezzi, ci ha fatto capire che possiamo spingerci e mirare a quei livelli, anche se non abbandoneremo mai le nostre radici. Saremo sempre una indie band da Birmingham.

DW: C’è qualche artista italiano che vi piace?

Editors: In realtà ci piace tantissimo la musica alla fine della serie tv Gomorra. Sì, quella ci piace tanto.

DW: Cosa fate di solito quando siete in tour? E quale musica preferite ascoltare mentre girate per esibirvi?

Editors: Leggiamo parecchio e ci piace correre nelle città in cui facciamo tappa. È un modo magnifico di visitare un posto nuovo, e ci permette di smaltire un pochino i grassi. Cerchiamo di non ascoltare troppa musica in tour, dato che la maggior parte delle sere suoniamo e ci sentiamo come se avessimo bisogno di isolarci un po’ per dare il meglio durante le performance. Mettiamo musica da parte però per ascoltarla una volta rientrati a casa. 

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DW: Potete dire qual è stato il miglior concerto che avete mai fatto?

Editors: È difficile sceglierne uno, di solito le maggiori emozioni arrivano dall’enorme supporto che riceviamo dal pubblico quando meno ce lo aspettiamo. Uno dei migliori concerti l’abbiamo vissuto proprio quest’estate in un festival dark wave a Colonia, dove non avevamo idea del tipo di persone che stava per assistere al nostro live, e malgrado questo è stato una grandissima festa per tutti!

DW: Qual è la maggiore soddisfazione che avete mai avuto dal vostro lavoro?

Editors: È sempre una grande sensazione quella di rilasciare un album, sapendo che hai riversato tanto impegno in qualcosa che sarà per sempre di pubblico dominio. È una vera e propria emozione.

DW: Suggeriteci 5 must-have album di tutti i tempi.

Editors: Eh, questa è dura, perché sono sempre in evoluzione. Proviamoci però, 5 album che ci devono essere in una collezione: 

  • Deftones – White Pony
  • Smashing Pumpkins – Siamese Dream
  • The Cure – Pornography
  • Depeche Mode – Violator 
  • Sigur Ros – ( )

DW: E 5 must-have album del 2016? 

Editors: Qui invece:

DW: Future-pop, PC Music, etc. Come giudicate le nuove correnti musicali e dove pensate che la musica stia andando?

Editors: Non importa come venga prodotta, la cosa che conta è che ci sono tanti artisti che vogliono mettere la propria personalità nella loro musica, e sono questi gli artisti che saranno longevi per quanto riguarda la loro carriera artistica. C’è tantissima musica, di tutti i tipi, la cosa fondamentale è la passione nello scriverla, di qualsiasi genere essa sia.

DW: Noi non vediamo l’ora di vedervi di nuovo qui in Italia, volete mandare un messaggio ai vostri fan italiani?

Editors: Che meravigliosa fan base che abbiamo lì da voi in Italia. Siamo stati molto fortunati a suonare in posti così speciali come i vostri negli scorsi anni, e abbiamo altri due show quest’estate (che è stata la nostra stagione di festival più bella) che non vediamo l’ora arrivino. Speriamo di tornare ancora nel 2017 con un nuovo album per tutti voi, che magari vi renda orgogliosi di noi. Ci vediamo molto presto, e grazie, sempre!

Gli Editors suoneranno in Italia questa settimana: il 1 settembre ad Home Festival (Treviso), e il 2 settembre ad Unaltrofestival 2016, al Circolo Magnolia di Milano. Non perdeteveli!