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Genere: Electronic, Trip Hop

Simile aChet Faker, Jack Garratt, Yakamoto Kotzuga

 CittàPadova

Musica: Soundcloud  Contatto: Facebook

We did nothing special. Just kind of pop music“. Questo scrivono di loro i Klune. Beh, modesti, direi. Già, perché sembra che ci sia qualcosa di veramente interessante, e non solo un po’ di pop, nelle loro tracce.

I Klune sono in tre e non si chiamano James, Jamie & Luke, ma Alberto, Giulio e Giovanni. Un po’ come Yakamoto Kotzuga non ce lo hanno mandato da Tokyo, ma da Venezia, pure per questi altri tre giovani possiamo ringraziare il Veneto senza preoccuparci di scomodare la Londra underground. Due tracce, per ora, caricate sul loro profilo Soundcloud. La prima, Hope, ha superato abbondantemente i 4000 ascolti in due mesi. L’altra, Woman, si avvia comodamente verso i 1000, a tre settimane dal release.

Qual è il loro segreto?

Per vederci un po’ più chiaro in questa fortunata alchimia, abbiamo pensato di chiedere direttamente a loro.

DW: Ciao ragazzi. Iniziamo dalle presentazioni. Cos’è Klune?

K: Klune è un progetto in trio, nato un po’ per caso dopo anni che ci si conosceva, ma non ci si era mai trovati tutti e tre in uno studio. Alla fine tra una cosa e l’altra ci è capitato di lavorare insieme in occasione di un concerto (di cui non abbiamo più saputo niente) e lì ci siamo accorti che forse qualcosa bolliva in pentola.

DW: Ma siete sicuri di suonare solo “kind of pop music“?

K: Bella domanda. Quello che abbiamo composto fino ad ora ci è sembrato abbastanza “pop”, per cui non richiede che l’ascoltatore sia per forza un addetto ai lavori. Tuttavia non ci piaceva rientrare in qualche “pacchetto”, per quanto – ad essere onesti – ci semplificherebbe la vita quando ci chiedono che genere facciamo.

DW:Hope“, mi pare di capire, è uno di quei pezzi che ascoltereste volentieri, il vostro genere. Ditemi di più: influenze in particolare?

K: Hope è stato proprio il primo brano da cui è partito tutto e fin da subito ci ha dato un’idea di quale fosse il sound che volevamo per questo trio. Le influenze sono sicuramente tante, molte provengono soprattutto dalla musica elettronica, come Bonobo, James Blake o Jack Garratt, solo per citarne alcuni. Certo è difficile trovare un’influenza che riassuma tutto.

DW: Come fa a nascere a Padova una cosa che sembra importata da Londra, da Brooklyn o dall’Australia?

K: Beh ci fa piacere che il progetto dia questa impressione. L’unica risposta plausibile è il fatto che tutti e tre proveniamo da esperienze musicali totalmente diverse e prima di questo progetto uno di noi faceva elettronica, un altro jazz, un altro ancora pop acustico. Sicuramente ci ha influenzato molto ascoltare artisti internazionali come quelli già citati sopra. Cerchiamo di avere il sound che a noi per primi piacerebbe ascoltare.

DW: A quando ci date appuntamento per un live e per il vostro primo EP?

K: Il primo live sarà a Sherwood il 23 giugno e ci fa molto piacere sia perchè si tiene nella nostra città sia perché è un festival che abbiamo seguito da tanti anni come ascoltatori. Per quanto riguarda un EP, per il momento abbiamo scelto di pubblicare i brani singolarmente.

DW: Curiosando sulla vostra pagina Facebook abbiamo intravisto una foto che rimandava a collaborazioni per uscite di qui a breve. Potete dirci di più?

K: Avete curiosato bene. A breve infatti pubblicheremo un brano con Emay, un rapper canadese che ha già collaborato con gli M+A in These Days, un disco che ci piace parecchio. Vi abbiamo svelato quasi tutto.