10
Miguel
Wildheart
Se Frank Ocean ha passato il 2015 a trollarci, Miguel non se n’è rimasto con le mani in mano e ha sfoderato un ottimo disco (il suo terzo) pieno di suoni retro-super-funk e nu-rnb, liriche sensuali e tanta figa, nei video. waves, coffee e leaves – insieme ai pezzi di Kendrick Lamar – formano la meravigliosa colonna sono black di quest’anno. Che siate nel letto a chillarvi o in un club a bere un drink con gli amici a tarda notte, questo disco vi accompagnerà perfettamente in ogni momento. Frankino non ci manchi, forse.
09
Alabama Shakes
Sound & Color
La musica degli Alabama Shakes è entrata in uno stadio decisamente superiore. Bisogna avere la pazienza e la forza di accoglierla, ma è allo stesso tempo accessibile a tutti. Non viene a crearsi qualcosa di ostentato ed arduo da comprendere, ma anzi una serie di momenti diversi ma uniti da un filo conduttore che piano piano ci conquista. Sound & Color è un disco meraviglioso.
08
Grimes
Art Angels
Grimes ce l’ha fatta anche questa volta: Art Angels lascia parlare di sé nel bene e nel male, ed è un grosso punto esclamativo nella musica di questo 2015. Claire Boucher ha mangiato il pop dei primi anni 2000 e l’ha risputato caricato ed irriconoscibile, creando una sorta di hyper-pop dai colori pastello e conseguenze visionarie: Art Angels suona come Taylor Swift alle anfetamine, Britney Spears accelerazionista, Hilary Duff post-rehab.
07
Panda Bear
Meets The Grim Reaper
Un inusuale incontro con la morte: colorato e fiabesco. Quel pazzo di Panda Bear torna in grande stile con un album che merita di essere ascoltato interamente. Tra le solite influenze bechboysiane, psichedelia e sfumature hip-hop, semplicemente uno dei dischi dell’anno.
06
Beach House
Depression Cherry
Reiterare la formula magica di Teen Dream o discostarsi da essa senza al contempo snaturarsi? In bilico tra dream pop e shoegaze, i Beach House riescono nel loro obiettivo: fondere insieme speranza e malinconia e riuscire a descrivere questo mood, letteralmente, con un suono(unico).
05
Viet Cong
Viet Cong
I Viet Cong sono stati una delle primissime rivelazioni del 2015: l’eponimo LP è un’opera che allo stesso tempo ripete e rielabora i dogmi del post-punk, e i temi dell’alienazione e della nevrosi si riflettono perfettamente nei toni cupi, intermittenti, ripetitivi e parossistici di quei 37 minuti che non danno tregua all’ascoltatore, trascinandolo di forza, tra riverberi e percussioni schizofreniche, nel vortice asfissiante che si esaurisce – profeticamente – con Death.
04
Jamie xx
In Colour
Esordio solista che non delude affatto. In Colour è variopinto come l’artwork con cui si presenta, e le tinte fosche à la The XX sono solo una delle forme in cui Jamie Smith declina il suo amore per la club culture. Dance contagiosa e atmosfere raffinate si alternano senza tregua, a base di synth patinati e ambizioni pop, a definire una cifra stilistica forse ancora in divenire ma che fa ben sperare.
03
Tame Impala
Currents
Uno degli ultimi album importanti della prima parte dell’anno, non ha ancora smesso di far parlare di sé e probabilmente non smetterà ancora per parecchio tempo. Currents è un’ora di continue e assolute conferme della qualità elevatissima raggiunta dai Tame Impala solo alla loro terza prova in studio.
02
Kendrick Lamar
To Pimp A Butterfly
Poco importa se, nella nostra classifica, To Pimp A Butterfly sia arrivato a un soffio dalla prima posizione. Le implicazioni artistiche e sociali che ha sollevato l’operato di Kendrick Lamar non si vedevano da decine e decine di anni nel mondo della musica. Kendrick si è confermato fine pensatore e paroliere, predicatore di speranza, umile e grande artista. Kendrick Lamar rimarrà nella storia.
01
Sufjan Stevens
Carrie & Lowell
Una chitarra, qualche nota di piano e poi le storie di chi non ha paura di condividere timori, debolezze, la fragilità della condizione umana. Di fronte alla morte della madre, Sufjan Stevens si apre alla vita, senza filtri, per trovare conforto. Carrie & Lowell è il nostro album dell’anno perché ha saputo emozionarci, ricordandoci che un giorno dovremo fare i conti con la morte, sì, ma senza mai smettere di sperare.

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