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10
Todd Terje
It’s Album Time
Tempo di album. Ce lo dice anche lui, col punto escalamativo ed il vestito della festa. L’album di debutto di Todd Terje è un cadueaux dalle terre del Nord, ma caldo come un aperitivo sotto le palme. Pieno zeppo di contaminazioni space disco e di collaborazioni – tra le quali spicca quella con Bryan Ferry – il producer norvegese prende il meglio del passato e lo trasforma in un concentrato di nu-disco e swing per giovani amanti del dancefloor di classe. Delorean Dynamite ed Inspector Noise, già euro-singoloni dei mesi passati, sono delle autentiche perle nell’oceano della musica disco.
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09
Iceage
Plowing Into The Field Of Love
Ormai è chiaro: gli Iceage sono una delle realtà più belle e vive degli ultimi anni. Dopo New Brigade e You’re Nothing – dischi che definire punk sarebbe per certi versi riduttivo – questi giovanotti danesi hanno sputato via Plowing Into the Field of Love, un disco aggressivo, bastardo ed energico, sì, ma che non pecca in alcun modo in fatto di innovazione e raffinatezza, dal momento che numerose sono le sfumature sonore presenti nell’album. Venature country miste a un pregevolissimo punk: gli Iceage rompono culi a modo loro.
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08
D’Angelo
Black Messiah
Black messiah é una delle vere sorprese dell’anno. L’inaspettato ritorno in extremis di D’Angelo dopo 15 anni é un omaggio alla Black Music e non solo. Un album che Prince ed affini cercano di scrivere da anni, ma qua la differenza la fanno i grandi pezzi. Prendete e gustatevi ad esempio il Groove delicato di Betray My Heart, la dolcezza rnb perfetta di Really Love e l’eccezionale crossover funk-swing-jazz di Sugah Daddy, a mani basse uno dei pezzi dell’anno.Un viaggio analogico fatto di musica suonata che ha spazzato via in poco tempo la concorrenza del 2014.E che ci ha scaldato il cuore.
Damon-Albarn-You-&-Me
07
Damon Albarn
Everyday Robots
Il principe indiscusso del brit-pop alle prese con il suo primo album solista, qualitativamente un disco eccellente nel quale la composizione meticolosa e l’estro creativo fanno da contorno ad una carica emotiva che ha pochi eguali in questo 2014. Una confessione, una chiacchierata a tu per tu con un mostro sacro disposto ad aprirsi con chiunque abbia voglia di starlo a sentire. I periodi bui, il successo, la fama, il mutare di una vita da semplice ragazzo londinese a capostipite di un genere musicale/culturale, di un movimento che ha inciso a forza la propria influenza su tutto ciò che ci piace ascoltare oggi. Un sincero grazie ad un uomo che non smette mai di farci sperare in qualcosa di bello e puntualmente non delude mai.
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06
Caribou
Our Love
Our Love è un album per tutti noi. Come lo stesso Caribou ha dichiarato è stato un lavoro pensato per coinvolgere ed emozionare il pubblico, dopo la direzione presa con Swim. Non si discosta mai completamente dal precedente lavoro, ma lo farcisce di riferimenti UK Garage che lo rendono molto più brit del predecessore. A questo si aggiunga la sua voce, sempre più esposta e cruda, a completamento di un’opera emozionante in ogni punto. Il secchione dimostra ancora una volta che esiste una vita fuori dai libri e che la matematica sa parlare anche la lingua dell’amore. Un amore onesto, pensato e rielaborato da un uomo maturo e gentile, che anche senza un hype in linea col mercato attuale, arriva sempre al cuore di tutti.
run-the-jewels-2
05
Run The Jewels
Run The Jewels 2
Con Run The Jewels 2 El-P e Killer Mike hanno finalmente ottenuto il successo e l’attenzione che da tanto, troppo, tempo spettavano loro. RTJ2 rappresenta al meglio ciò che è il rap oggi: basi a metà strada tra l’elettronica e il “suonato”, rime aggressive e flow inarrestabile, tematiche ora impegnate ora leggere. I Run The Jewels prendono lo stile del rap vecchia scuola e lo attualizzano, reinterpretandolo, raggiungendo picchi di qualità difficilmente eguagliabili. RTJ2 è il disco hiphop dell’anno, fine, non c’è storia, e pochi, pochissimi, riusciranno a bissare un prodotto del genere negli anni a venire.
E noi siamo già pronti per il terzo capitolo della saga.
st.vincent---rattlesnake
04
St. Vincent
St. Vincent
Cosa dire ancora di uno degli album più chiacchierati dell’anno? Annie Clark aveva già fatto abbastanza parlare di sé come una delle migliori promesse dell’indie rock/pop al femminile ma era difficile aspettarsi una trasformazione come quella avvenuta sull’incredibile album omonimo. Come una Ziggy Stardust in gonnella approda sul pianeta Terra per portarci in dono un album spaziale che in quaranta minuti condensa geniale chitarrismo e un uso sapiente dei sintetizzatori, momenti quasi d’avanguardia e sfacciate canzoni pop, il tutto con l’estro di un’autrice unica che sforna opere di primissimo livello con una facilità quasi imbarazzante.
lp1
03
FKA twigs
LP1
Tanti haters, specie dai 30 anni in su, dicono di far fatica a digerire questo disco perché “se sei cresciuto con certa musica (trip hop e simili), questa ti sembra solo la brutta copia”. FKA twigs non è trip hop e non è neanche nu-rnb. È semplicemente FKA twigs: un suono unico, un mix di tanti generi, di tanti artisti e di tante culture. La donna più chiacchierata dell’anno (non solo in musica, visto il recente flirt con Robert Pattinson) giunge al suo debutto con un album fuori dal comune, dopo due EP siderali. Tra liriche oltre il limite della censura e produzione di altissima qualità, LP1 è l’album di cui, nel bene e nel male, si è parlato di più nel 2014. Una stella è nata e noi ci auguriamo possa brillare per tanto, se non per sempre.
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02
The War On Drugs
Lost In The Dream
Con Lost In The Dream i The War On Drugs fanno il salto di qualità, quello che li consacra definitivamente tra le migliori band “chitarristiche” contemporanee. Ma non stiamo parlando di “whitest music ever” o di “beer music” o ancora di “lead guitar shit”. Lost In The Dream non è un disco fatto per piacere a tutti i costi. In esso troviamo sì singoloni tiratissimi che non possono non rimanere in testa per mesi e mesi, ma anche pezzi più tranquilli e altri più dilatati, tutti incredibilmente riusciti e con dei testi che meritano un’attenta analisi. Psichedelia e americana, folk e rock, chitarre acustiche e assoli elettrici, code ambient e organetti; questi sono gli ingredienti di un album imprescindibile del 2014 e che in molti continueranno ad ascoltare negli anni a venire, come è giusto che sia.
ariel
01
Ariel Pink
pom pom
Cosa è pom pom? Un vortice plasticoso di anni ’80 screziati con la psichedelia e le droghe dei ’60, un geniale inno alla sfrontatezza che vorrebbe far cantare a gola squarciata testi dal dubbio gusto morale. Ariel Pink dà la conferma di non essere solo una caleidoscopica fumata di hype, ma un artista a tutto tondo, a tutti gli effetti, dedito talvolta alle provocazioni mediatiche ma focalizzato in realtà sempre sulla sua musica. pom pom è ricco di sostanza: 17 tracce che filano via lisce come l’olio; senza neanche rendercene conto cantiamo un ritornello via l’altro, passando dai sintetizzatori alle chitarre, dalle drum machine alle batterie, dal punk allo psych al nonsense. È la potenza pop di ogni singola traccia a lasciare senza parole, quei 17 pezzi sono tutti potenziali singoli che rimangono in testa e non se ne vanno via, e temo che non lo faranno mai. Cosa è pom pom? È l’album dell’anno.
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