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Populous
Night Safari
Populous è Andrea Mangia, un italiano che più italiano non si può. Il suo Night Safari è stato acclamato in lungo e in largo dalla critica, anche oltreoceano, e non poteva essere altrimenti. Elettronica da dancefloor screziata di world music e contaminata dalla componente visionaria ed estetica di Andrea. Un disco tutto da ballare quanto da ascoltare in cuffia. Vederlo in mezzo alle classifiche di fine anno a “battagliare” con i big esteri fa solo tanto bene.
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ARCA
Xen
Il futuro parte da qua: da suoni inaspettati, da orchestre digitali, da nuovi rumori pronti ad invadere tutto il mondo dell’elettronica. Kanye West (2013), FKA twigs (2014) e Björk (2015) sono i tre grandi artisti che hanno scelto Arca per la produzion (di una parte) dei loro album. Un album farcito dalle peggiori malattie virali e dalle migliori droghe disponibili sul mercato: ti attacca l’ebola in formato digitale, portandotela con cura dentro una chiavetta USB. E non c’è anti-virus che tenga.
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Clark
Clark
Chris Clark torna in grande stile e ci regala uno degli album elettronici dell’anno. Il producer inglese ci accompagna nella sua personale apocalisse: tra oscure dancefloor, claustrofobie e momenti frenetici, questo disco non lascia speranza (in tutti i sensi). Un lavoro in cui Clark raggiunge i suoi massimi livelli e che gli permette di consacrarsi definitivamente. La Warp si conferma sinonimo di qualità.
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Vessel
Punish, Honey
Punish, Honey vive di contrasti, già dal titolo. Vessel mescola sapientemente melodie e rumori, elettronica e ambient, techno e industrial. Egli afferra l’ascoltatore per i piedi e lo porta giù nell’abisso, lo risucchia nell’oscurità: ora lo fa ballare, ora lo culla, ora lo percuote con sferzate pesantissime. Un’opera difficile, che meriterà ascolti più approfonditi anche nei prossimi mesi e anni, ma che sicuramente ha colpito molti già al primo impatto. Vessel ha sondato terreni già battuti, ma si è dimostrato capace di creare uno stile personale che continua a convincere. Punish, Honey è in definitiva una perla nera che conferma un talento purissimo e che fa ben sperare per il futuro del giovane produttore
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Ought
More Than Any Other Day
Uno dei debut più felici dell’anno è stato sicuramente quello degli Ought, giovane gruppo sconosciuto, formatosi in Canada durante le proteste studentesche (nonostante nessuno dei quattro sia canadese). Si sono guadagnati l’attenzione del pubblico e della critica sfornando un gioiellino post-punk in cui rivivono insieme Television, Slint, Pavement e Velvet Underground. Un inizio di carriera in grande stile, un mix di energia e spensieratezza, che ci fa venire l’acquolina in bocca per il futuro.
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Angel Olsen
Burn Your Fire For No Witness
In un anno in cui la maggior parte delle donne in musica riescono ad esprimersi solo attraverso sonorità elettroniche, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola. Chi sente la mancanza del blues, del folk? Forse nessuno, ma quella voce satura, angelica, quegli arrangiamenti lo-fi e scarni che si prendono cura del nostro malessere come fosse l’unica fonte di ispirazione da cui attingere, quei testi di carta vetrata che corrodono il cuore non possono non farci male. Quel male che vorremmo ogni anno, quel male che aspettiamo a braccia aperte perché ne abbiamo un infinito bisogno. Angel Olsen è tutto questo, chitarra, voce e poco più se vogliamo guardarla in superficie ma tutto quello che serve ad un disco eccellente per funzionare, un’anima inquieta che culla senza timore ogni nostra più grande paura.
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Young Fathers
Dead
Una delle sorprese migliori di questo 2014, è stato proprio questo trio alt-hip hop di Glasgow. DEAD è un gioiellino, lo dice anche la vittoria del Mercury Prize, creato dal perfetto matrimonio tra sonorità tribali ed escursioni elettroniche, da ambiti aggressivi ad altri più danzerecci. Si pone nel perfetto filone del hip hop 2.0, in cui oltre all’importanza di un messaggio, si da peso alla ricerca sonora. C’erano i Death Grips, poi fu la volta di Yeezus ma (attivi dal 2008) gli Young Fathers stavano solo facendo le prove generali per tirare fuori questo raffinatissimo lavoro.
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Sun Kil Moon
Benji
Il 2014 è stato anche l’anno di quel personaggio emblematico che è Mark Kozelek, in arte Sun Kil Moon; dalle sue scaramucce con i The War On Drugs al suo Benji che come un fulmine a ciel sereno si è imposto fin da inizio anno come cantautorato dell’anno. Definire questa perla come un semplice cantautorato è però riduttivo: Benji è un diario, un racconto sterile quasi distaccato in 11 episodi, è la normalità nella tragicità. Kozelek ci insegna come rimanere coi piedi per terra di fronte agli eventi tragici della vita (il vero e proprio filo conduttore dell’album) con il mero ausilio della sua voce e di sei corde. Benji è una sfera carica di emozioni in grado di sciogliere il cuore anche ad una statua.
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Ben Frost
A U R O R A
A U R O R A è un disco difficile da ascoltare, da assimilare, da digerire, da capire. Molti lo hanno amato e ne sono rimasti entusiasti, altri delusi, altri ancora hanno ceduto dopo pochi minuti di “rumore”. Ben Frost ha voluto qui mettere in musica la discesa negli inferi del subconscio, dei luoghi più remoti della Terra. Egli ha affrontato i suoi demoni e non si è lasciato intimidire né sopraffare dalle percussioni devastanti; con maestria ha dominato tutti gli elementi messi in gioco. Ancora non so se ci sia dato capire quest’opera in bilico tra rincorse soniche e rumorismi violenti, ciò che è certo è che Ben Frost ci ha permesso di ammirare insieme a lui la multiforme A U R O R A che rischiara il suo presente musicale.
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Perfume Genius
Too Bright
Too Bright ha rappresentato la svolta per Perfume Genius. Chi si aspettava un altro disco tutto pianoforte e sentimenti sarà rimasto deluso. E per fortuna, viene da dire. I sentimenti, quelli ci sono sempre e anche in abbondanza; ciò che cambia è però il mezzo per veicolarli. Se da una parte resiste lo stile che ha portato Perfume Genius alla notorietà, dall’altra sono i nuovi elementi a colpire: schiocchi di dita, sintetizzatori, derivazioni 80s e ritornelli decisivi. Pop sì, ma non troppo. Perfume Genius ha dato prova di sapersi reinventare e rimettere in gioco, riuscendo a sconfiggere i demoni del passato anche con altre armi. Il terzo scontro è stato vinto, per la guerra, chissà. Il campo di battaglia rimarrà però sempre la musica, questo è certo, e non potrebbe essere altrimenti.

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