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50Charli XCX – You (Ha Ha Ha)
Gold Panda regala alla giovane artista britannica la base del suo pezzo You e quello che ne esce è un fantastisco pezzo col quale farci l’amore.
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49Giraffage – Money
Chillwave, trap o post-dubstep? Giraffage è oltre: se volete conquistare una donna piazzate questo pezzo a volume alto in macchina. Poi tornate qua a raccontarci il seguito. Ipnotica.
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48King Krule – Easy Easy
Che bravo King Krule: 18 anni, debut album della madonna con questo pezzo punta di diamante nonché primo singolo dell’album. Easy Easy è bella bella e di facile ascolto, la sua voce è inconfondibile, ci sembra di rivivere i tardi anni ’80 o gli inizi dei ’90, in giro per i suburbs in skate con i nostri Levi’s strappati, un cappellino messo alla rovescia, e qualche dollaro di erba in tasca
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47Deptford Goth – Feel Real
“Forever meant nothing when we had nothing”. Feel Real è in queste parole, e anche nel synth e nella voce, tutto insieme per creare qualcosa di artificialmente poetico. Le braccia ideali nelle quali tuffarsi per cercare conforto. Punto importante è che piace un sacco anche alle tipe quindi è uno di quei pezzi giusti per rimorchiare.
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46Local Natives – Heavy Feet
I Local Natives tornano e lo fanno con un pesante bagaglio di emozioni. La batteria (palesemente influenzata dal tour con i The National – l’Aaron Dessner dei quali è co-produttore di Hummingbird) e i battiti di mani di Heavy Feet regalano scintille, tuttavia ombreggiate dalle chitarre e dalle voci malinconiche. Un dolce-amaro che commuove
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45Crystal Figthers – Love Natural
Se un pezzo tipo dei Crystal Fighters è l’ideale per scatenarsi in vacanza su una bella spiaggia con un drink di troppo in mano, Everywhere racconta il momento del ritorno alla vita, della nostalgia che non ti lascia più, di quel groppo in gola amaro. Tanti saluti, i Crystal Fighters non deludono.
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44Factory Floor – Fall Back
Sette minuti e mezzo di basilare electro-industrial, canzone simbolo del debutto omonimo del terzetto londinese. Ci riportano in quelle atmosfere oltre il tempo, oltre l’uomo, ad un livello dove la tecnologia è sovrana.
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43Burial – Rival Dealer
10 minuti di pura esperienza elettronica che si aprono con l’inconfondibile suono garage firmato William Bevan e una voce femminile ripetuta, ossessivamente. Al quinto minuto arriva la svolta e Burial non smette di sorprenderci con una ripresa martellante, quasi industrial. Mai banale. D’altronde parliamo di Burial.
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42Arctic Monkeys – No. 1 Party Anthem
Alex Turner si dimostra come al solito un ottimo scrittore di testi profondi e romantici, ma a questo giro c’è un pizzico di ironia tra le righe che rende questa ballata ancora più magica.
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41Baths – Phaedra 
I dolcissimi 160 bpm di Phedera ti entrano in testa come un martello pneumatico dalla punta arrotondata. Per non parlare dei cori in falsetto e del pianforte: un viaggio nell’oscurità felice di Baths.
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40London Grammar – Wasting My Young Years
Non servono neanche troppe parole per descrivere la potenza di questa canzone: basta premere play e pedalare, lasciarsi travolgere dalla voce incredibile di Hannah Reid, dal ritmo incalzante, dalla malinconia del significato. Una band e un pezzo potenti quanto La Cavalcata Delle Valchirie in Apocalypse Now.
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39HAIM – The Wire
Le tre sorelle californiane sfornano un pezzo da ballare, cantare e amare. The Wire è l’essenza delle Haim: ritornello catchy, ritmi incalzanti, leggeri synth 80s e le solite chitarre old-school delle due more della band.
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38Earl Sweatshirt – Sunday (ft. Frank Ocean)
Continua la storia dei Super Rich Kids: Frank Ocean e Earl Sweatshirt si ritrovano dopo un anno per parlare di tutto ciò che accade il giorno dopo essersi distrutti. Questa è la domenica in OFWGKTA.
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37Swim Deep – Honey
Obiettivamente qua più che per il pezzo, siamo rimasti colpiti dalla bionda del video. Musicalmente in UK ogni tanto si ricordano che gli anni ’90 erano belli e colorati. Si dondola spensierati su note e sonorità stile Stone Roses. Random Madchester Memories.
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36Sky Ferreira – I Blame Myself
Una maledizione contro sè stessa è quella che lancia Sky Ferreira in questo brano. Quattro minuti di soft-pop in cui le liriche della bionda tutto-fare arrivano a toccare il profondo del cuore. Pezzo fantastico in un album più che discreto.
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35James Blake – Retrograde
I vocalizzi di Giacomino aprono il pezzo e ci si scioglie già tutti. Una delle voci inglesi più belle che per fortuna ha avuto gusto musicale offrendoci questa perla, invece che partecipare ad XFactor UK. Ottima scelta James.
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34Danny Brown – Kush Coma
Primo singolo estratto da Old, Kush Coma aveva preannunciato che le rime di Danny Brown avrebbero avuto un ruolo importante nel panorama musicale di quest’anno. Hook elettronici, beat da club ed EDM formano, insieme al flow del ciuffo più pazzo di Detroit (qui coadiuvato da A$AP Rocky e Zelooperz) un pezzo hiphop imperdibile.
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33David Bowie – Where Are We Now?
David Bowie torna dopo dieci anni di silenzio, e sceglie il giorno del suo sessantaseiesimo (66) compleanno per farlo. Where Are We Now? è una ballata sul tempo che trascorre inesorabile, le lancette girano spietate nell’esistenza di ogni uomo, ma quelle dell’orologio del Duca Bianco sembrano essersi fermate. Ben tornato.
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32Arcade Fire – Normal Person
Si apre con un “Do you like rock’n’roll music? ‘Cause I don’t know if I do”, come se fosse l’inizio di un concerto dei Reflektors, moniker degli Arcade Fire stessi. Nonostante la frase iniziale e l’apporto evidente alla produzione di James Murphy, i canadesi rimangono fedeli a loro stessi e il ritornello travolgente ne è la conferma. Il tutto si chiude con il ringraziamento a un pubblico fittizio, ma siamo noi a ringraziar loro.
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31Daft Punk – Giorgio By Moroder (ft. Giorgio Moroder)
Le diatribe su RAM non sono ancora finite ma s’è tutti d’accordo che ,oltre alla ormai onnipresente Get Lucky, questa traccia sia una delle vette dell’album. Tutto grazie al nonno della dance music che è italiano ed è ancora un bomber. My Name is Giovanni Giorgio but Everybody Calls Me Giorgio.
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30Brothers In Law – Shadow II (Leave Me)
Sorella maggiore di Shadow I, Shadow II è senza dubbio la miglior canzone italiana dell’anno. I suoi intrecci di chitarre riverberate rimarranno impressi nella testa e nel cuore di ognuno di noi per molto, molto tempo.
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29Blood Orange – Chamakay
Stupendo brano pop-smooth del cantautore multi-identità che tanto ci piace. Posto in apertura del suo ultimo disco, il brano riassume in 4 minuti e mezzo tutto ciò che si andrà ad ascoltare nell’album. Bomba.
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28The Knife – Full Of Fire
Dalle fredde terre scandinave torna uno dei duo più sperimentali in circolazione. Full Of Fire è un viaggio allucinato di 9 minuti tra beat ossessivi, voci inquietanti che un po’ di paura la mettono. Immaginatevi persi in qualche foresta con una musica del genere. Cagati sotto?
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27Darkside – Paper Trails
Pezzo incredibile, non c’è altra definizione. Cantato e chitarra catchy, riff blues che sferzano atmosfere rarefatte e percussioni incalzanti; in un’alternanza di adagio e crescendo studiata nei minimi particolari ogni elemento trova spazio al momento opportuno.
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26Lust For Youth – Breaking Silence
Oscurità, synth retrò e un pò di nazismo. Per questo sono su Sacred Bones e nella nostra classifica.
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25Oneohtrix Point Never – Chrome Country
Le atmosfere vaporwave di questa canzone ci fanno balenare in una porta tra mondi paralleli. Da una parte il sogno e dall’altra la realtà. Cosa farete voi, resterete con i piedi per terra o volerete con Daniel?
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24Holograms – Ättestupa
Gli Holograms quest’anno son riusciti a creare un album omogoneo, di maggior valore rispetto al primo. Atmosfere tese e cupe, il synth come sempre essenziale, ma mai banale.
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23These New Puritans – Fragment Two
Forse la cosa più simile a quello a cui ci avevano abituato i vecchi TNPS: la traccia è guidata essenzialmente da pianoforte e batteria con la sommessa voce di mister Barnett a mormorare un enigmatico testo che introduce il narratore della storia di Fields of Reeds.
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22Savages – She Will
Un giro di basso grezzissimo, una chitarra presa in prestito dai Refused di New Noise e la voce dominante di Jehnny Beth sono le chiavi vincenti per il pezzo post-punk dell’anno.
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21CHVRCHES – Tether
Il synth-pop degli ultimi anni racchiuso in un unico pezzo. Tether è un esplosione di luci al neon preceduti da un profondo crescendo di chitarra che dire riverberata è riduttivo. Superlativa Lauren al microfono.

20My Bloody Valentine – Only Tomorrow
Passano 20 anni. In m b v ripartono i riverberi di shields e quella voce eterea di Blinda. La magia riparte ma il tempo si è fermato al 1991. A noi e agli amici shoegazer va benissimo così.
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19Volcano Choir – Byegone
In Byegone i brividi crescono di pari passo con il climax, per poi esplodere in un liberatorio “Set Sail” accompagnato da un tripudio strumentale. Un’ondata di emozioni, quelle che solo Justin Vernon sa regalare.
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18Majical Cloudz – Bugs Don’t Buzz
Le note del piano sono delle martellate al cuore e alla testa. Come i “No, my love”. Emoziona come e se non più di Perfume Genius. E’ la canzone da ripetersi dentro prima di andare a dormire.
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17Disclosure – White Noise (ft. Aluna George)
I Disclosure quest’anno sono arrivati al “grande pubblico” e non c’è che dire con loro si balla eccome. In White Noise prendono in prestito Michelle Obama – scusate – Aluna dagli AlunaGeorge.
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16Foals – Bad Habit
Non saranno più i Foals di qualche anno fa, ma l’emotività che riempe le melodie e le liriche di Bad Habit è quasi toccante. Lunghissima vita ai riff in palm-mute di Yannis e Jimmy.
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15Lorde – Royals
Canticchiata e fischiettata dal mondo intero, Royals è uno dei più grandi tormentoni dell’anno ed è impossibile non riuscire ad innamorarsi del ritornello. Let me live that fantasy
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14Gold Panda – Brazil
Il panda con la scoppa, è tornato anche lui quest’anno, l’abbiamo avuto ospite e la sua Brazil trasmette la saudade 2.0 verso l’elettronica buona. Magari la prossima estate al Carnevale di Rio ci sarà Gold Panda sul carro.
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13Mount Kimbie – Made To Stray
Dopo i Disclosure però eccovi il vero e unico club anthem del 2013. un pezzo che cresce dentro e sale piano (come qualcos’altro eheheh) fino al cantato che unisce tutti in pista.
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12Moderat – Bad Kingdom
Quando Sacha aka Apparat e i Modeselektor s’incontrano sono sempre cazzi. Bad Kingdom con i bassoni sporchi dei tedeschi danno la giusta base alla voce, ormai una garanzia di successo per qualsiasi pezzo (sentitevi il featuring per DJ Koze).
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11The National – Sea Of Love
Hey Joe, sorry I hurt you but they say love is a virtue, don’t they? Basta scrivervi questo no? Lacrime e abbraccioni. Chi non l’ha cantata si fa leccare i Cd da Laura Pausini.
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10Kanye West – New Slaves (ft. Frank Ocean)
Kanye e la società moderna. Si riscopre grande sociologo e attento osservatore del mondo. Ma dopo tutto il pezzo gasa. Con il basso iniziale che vi fa agitare i pugnetti a tempo.
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9Is Tropical – Dancing Anymore
È un mantra visto il continuo ripetersi delle strofe. Così entra subito in testa. Poi vogliamo dimenticare che ormai gli IS Tropical avranno la cittadinanza italiana grazie al ministro Kyenge per la costante presenza nella penisola? We Bros cit.
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8Fuck Buttons – Brainfreeze
I Fuck Buttons sono andati in soffitta e hanno rispolverato i tappetti sonori che portano allo stordimento col sorriso sulle labbra. Trip fortissimo.
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7Drake – Hold On, We’re Going Home
Come diceva un vecchio saggio, quando Drake smette di rappare e resta tra r&b e pop soul, diventa il re. Hold On, We’re Going Home è un pezzo di un’eleganza unica, di produzione eccellente, e di un soul anni ’80 dall’atmosfera speciale: in poche parole, uno dei pezzi più belli dell’anno.
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6Kanye West – Hold My Liquor
Kanye West e Justin Vernon. Si reincontrano dopo le due collaborazioni in MBDTF. La coppia funziona. Le due anime così diverse come provenienze musicali si adattano perfettamente e creano uno dei pezzi da metter su in auto di notte, carichi a fine serata.
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5Autre Ne Veut – Play By Play
Autre Ne Veut mette in contrapposizione R&B e anni 80 a falsetti che fan male, strofe di disperazione, per una delle tracce più sentite, oneste e toccanti dell’anno. “I just called you up to get that play by play. Don’t ever leave me alone”.
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4Arcade Fire – Afterlife
Gli Arcade Fire tornano trattando l’Aldilà in maniera spensierata, coniugando sentimenti d’amore, ritmi danzanti e ritornelli corali. Un pezzo che aspetta solo di essere cantato a squarciagola, con le lacrime agli occhi, ballando come se dovesse essere l’ultimo giorno da trascorrere su questa Terra.
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3Daft Punk – Get Lucky
Al primo ascolto si sapeva già che sarebbe stata la traccia dell’estate e che difficilmente ce la saremmo levata dalla testa in questo 2013. I ritmi dei Daft Punk si coniugano perfettamente con il cantato di Pharrell, creando quella che senza ombra di dubbio è la radio-hit più riuscita (e ascoltata) dei dodici mesi appena trascorsi.
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2Vampire Weekend – Step
I Vampire Weekend non sono più quelli di una volta, han chiuso con le feste universitarie, son cresciuti. Ma la loro forza sta proprio nell’essersi accorti di questo cambiamento, senza cercare di ignorarlo o mascherarlo, rendendolo invece la loro forza. Step racchiude queste tematiche conservando quella potenza pop a cui i newyorkesi ci hanno abituato, toccandoci il cuore.
1Jon Hopkins – Open Eye Signal
Jon Hopkins ha invaso le classifiche di mezzo mondo in questo 2013, e sicuramente non per caso. Open Eye Signal è l’emblema del suo nuovo lavoro, il naturale incontro tra minimalismo ed esasperazione, cassa dritta e momenti di calma, party e riflessione, luce e oscurità. Otto minuti che mantengono un’intensità sempre altissima, come i battiti cardiaci, tutt’uno con i battiti per minuto, generando un range di emozioni così variegate da devastare l’anima.